martedì 6 Dicembre 2022

Una memoria viva e vitale per costruire un presente e un futuro diverso

Riceviamo e pubblichiamo:

La giornata della memoria è forse l’occasione per riflettere sul suo significato.

Troppo spesso il nostro fare memoria è semplicemente un richiamo, un’abitudine… una sorta di fardello che ogni tanto apriamo.

Fare memoria significa interrogarsi sulla storia e sul passato per rigenerare un nuovo presente e per disegnare un futuro diverso.

Significa riconoscere i drammi e le contraddizioni del passato e su quelle agire affinché si costruiscano politiche che vadano nella direzione opposta.

La shoah, come la soppressione di oppositori, zingari, omosessuali, non è un qualcosa che appartiene al passato… lo sterminio, l’oppressione e il genocidio si perpetuano ancora e, spesso, noi stessi ne siamo testimoni e complici.

Ed invece la nostra memoria rituale ci impedisce di riconoscere quel dramma quando questo avviene e si perpetua in quei paesi strategicamente vicini.

Non lo riconosciamo nelle politiche di apartheid che Israele consuma nei confronti dei Palestinesi, non lo riconosciamo nell’urlo di dolore di chi fugge dai propri paesi, per quelle guerre e per quella fame, di cui noi occidentali spesso siamo, se non protagonisti, certo corresponsabili.

La memoria del muro di Berlino, dovrebbe indurci a non costruire i muri… ed invece li abbiamo esaltati nelle frontiere degli USA, in Israele ed ora, nuovamente, anche in Europa….

Muri fisici, muri normativi e muri culturali… ma sempre muri che ci consegnano un Europa fortificata, un Europa gabbia… ed al tempo stesso un’Europa separata e causa di separazione di lontananza.

Tutte le nostre politiche sono la negazione e lo stupro della memoria…

Tutti i nostri rituali perdono senso dinanzi alle politiche che adottiamo…

Quella memoria violata e stuprata è testimone dei nostri fallimenti… e testimonia la continuità della storia e della politica anche con gli angoli più bui della nostra esistenza.

Non è possibile fare memoria e perseverare nell’ipocrisia…

Non è possibile fare memoria e non essere artefici di un cambiamento ed una rottura con quel passato…

Così come la memoria non può essere parcellizzata e resa strumentale ai propri fini. In questo senso l’istituzione della giornata del ricordo è servita solo come contrappeso alla giornata della memoria. Ma se vogliamo fare memoria di quanto non possiamo ignorare pezzi di quella storia: i crimini e le pulizie etniche commessi dai fascisti.

Fare memoria significa ricordare tutto quel contesto, non come contrappeso verso la resistenza al fascismo, ma come monito per evitare guerre civili e mostruosità.

Una memoria faziosa alimenta faziosità… una memoria universale, sapiente e lucida serve alla causa della pace e della realizzazione di una convivenza civile.

La memoria è altro… è rivisitazione dinamica, viva… è il fardello che tengo sempre con me nel mio camminare, perché quel fardello è il monito a non ripercorrere più certe strade, perché quel fardello mi aiuta a trovare i sentieri del cambiamento e della relazione… è il fardello da cui trovo i segnali e le indicazioni per non rifare certi errori, per non giustificare certe scelte.

Per questo la memoria è vitale e viva… indispensabile per una politica che però non sia morta come quella attuale.

Accademia Apuana della Pace

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