Tutto è importante

Molto spesso quando butto un occhio alla libreria che completa e distingue questa piccola redazione, mi trovo ad osservare un libro piccolissimo intitolato “Nino mi chiamo”, scritto/disegnato dal Luca Paulesu.
La prima pagina vede un piccolo uomo, dai tratti appena abbozzati che recita con sguardo dimesso: “Sono sardo, sono gobbo, sono pure comunista. Dopo una lunga agonia in carcere, spirerò. Nino mi chiamo”.

La figura di Antonio Gramsci mi ha sempre affascinato, le tante biografie, i suoi scritti, i commenti sulla sua dimensione storica e politica sono sempre state per me proprie di un passaggio importante della mia vita, quella dello studio e dell’innamoramento dell’attività politica. Ma non sono qui a parlare di un fumetto o di Gramsci come comunista, sono qui a raccontare una storia, che oggi mi è tornata in mente leggendo alcuni post sui social network.
Cosa è davvero importante in una campagna elettorale?
I programmi, i candidati, la “comunicazione”, le idee, direte voi.
Ma non basta.

Come molti di voi sapranno Gramsci passò diverso tempo nelle carceri, imprigionato dal regime fascista. In quel tempo scrisse molte lettere ai suoi due figli, Giuliano e Delio, e in alcune di esse erano contenute diverse fiabe, tanto che poi vennero pubblicate in diversi libri che le raccoglievano secondo diversi criteri editoriali.

In una di esse il “benevolo filosofo” si rivolge al figlio e gli scrive “Carissimo Giuliano, tu vuoi che ti scriva cose serie. Molto bene. Ma cosa sono le cose serie che vuoi leggere nelle mie lettere? Tu sei un ragazzo e per un ragazzo anche le cose per i ragazzi sono molto serie, perché sono in rapporto con la sua età, con le sue esperienze, con le capacità che le esperienze e la riflessione su di esse gli hanno procurato”.
“Caro, io ti conosco solo per le tue lettere e per le notizie che mi mandano di te i grandi: so che sei un bravo ragazzo, ma perché non mi hai scritto nulla del tuo viaggio al mare? Credi che non sia una cosa seria? Tutto ciò che ti riguarda è per me molto serio e mi interessa molto; anche i tuoi giochi”.

Questo per dire che quando leggo che oggi usa tra candidati politici creare “ad hoc” un dibattito con argomenti già decisi (non dai giornalisti) mi viene anche un po’ da sorridere. Perché non è così che si fa informazione, che poi alla fine alla gente – che è anche molto curiosa – interessa davvero sapere anche altre cose, anche quelle che non sono ritenute “serie”, proprio come i giochi.

In un’altra lettera è lo stesso Gramsci a raccontare della sua esperienza col mare al figlio Giuliano: “Io ho visto dei ragazzetti che prendevano dei pesciolini nel mare con un mattone bucato; ne avevano riempito il secchiello. Ti abbraccio. Antonio”.

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