sabato 10 Dicembre 2022

Italia finalmente in crescita

In ottobre, i mercati hanno registrato il rimbalzo che tutti auspicavamo. Il recupero netto è lontano (l’azionario è ancora a -20%), ma si cominciano ad avere timide speranze sul trend. Molto positivo l’obbligazionario, che sembra finalmente in rialzo, almeno sulla parte lunga della curva, in Europa e negli Stati Uniti. In Italia il pil è cresciuto più delle previsioni, rendendo lo spread minore rispetto a molti altri differenziali.

Inaspettatamente, il nostro paese farà registrare la crescita più solida all’interno dell’Ue: grazie anche all’inflazione, il rapporto debito-pil si rivelerà decisamente più basso rispetto all’anno scorso. Se il mese è stato positivo per i mercati, l’ultima seduta ha però visto un’impennata del prezzo di grano e mais, causata dallo stop russo all’accordo. Questo rialzo, finora ininfluente sugli indici, pone un’incognita sul futuro perché è parte di un circolo vizioso di azioni e reazioni sul campo di battaglia russo-ucraino.

Le sanzioni non stanno più di tanto danneggiando la Russia che commercia tranquillamente con gli altri paesi non allineati, tra cui il Brasile. Il ritorno di Lula non cambierà la situazione e potrebbe ulteriormente raffreddare i rapporti con gli Stati Uniti, soprattutto nel caso in cui si tornasse a parlare della moneta unica sudamericana. Un progetto però molto difficile da realizzare dal punto di vista economico per l’instabilità di paesi come Venezuela e Argentina, che non rientrerebbero nei parametri di ammissione. Mentre non sarebbe scontata l’adesione dell’Ecuador “dollarizzato”.

Per il Brasile, vera locomotiva del Sudamerica, sarebbe più conveniente guardare all’esempio europeo e tenersi stretto il real. Se in Brasile l’inflazione è scesa in misura tale da bloccare ulteriori aumenti dei tassi, ci sono ancora aumenti in agenda per Bce e Fed. Molti analisti prevedono che i tassi americani, dopo il picco massimo del 5%, scenderanno. Se alle elezioni di mid term di martedì prossimo i democratici dovessero perdere anche il senato, la situazione economica potrebbe avere riflessi positivi, generati da politiche di bilancio meno espansive e un approccio diverso sul fronte ucraino.

Sempre oltre oceano, dopo un tira e molla estenuante, Elon Musk ha comprato Twitter, che sarà più aperto a una molteplicità di opinioni e posizioni, e meno tollerante nei confronti dei bot. La vera sfida, però, risiede nella sostenibilità finanziaria dell’azienda. Un problema che affligge anche Facebook, il cui sbarco sul metaverso si è rivelato poco fruttuoso.

Il vero “colpaccio” di Musk è però l’acquisizione del 20% di Glencore, prima società al mondo per commercio di materie prime. Infine, un focus su Unicredit, il cui utile è salito a 4 miliardi (Russia esclusa), raggiungendo con due anni di anticipo il traguardo previsto dal suo piano strategico. Attendiamo ora gli utili di Intesa Sanpaolo, che si preannunciano, come quelli di Unicredit, superiori alle aspettative.

(di Carlo Vedani, amministratore delegato di Alicanto Capital)

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