venerdì, Luglio 1, 2022
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Sant’Anna di Stazzema piange Cesira Pardini, testimone dell’orrore nazifascista

Si sono svolti sabato pomeriggio i funerali di Cesira Pardini, 96 anni, scampata all’eccidio nazi fascista di Sant’Anna di Stazzema, medaglia d’oro al merito civile per aver messo in salvo, quel 12 agosto 1944, due sue sorelline, Adele e Lilia e un altro bambino. Insieme ad Enrico Pieri, scomparso a dicembre del 2021, era una degli ultimi testimoni dell’orrore accaduto quel giorno in Toscana.

Nella strage, commemorata da tutti, persero la vita 560 persone, morirono la madre e altre due sorelle di Pardini, Maria, e Anna, quest’ultima è stata la più piccola vittima della strage: aveva una ventina di giorni di vita.

“Cesira Pardini, medaglia d’oro al valore civile, ha vissuto la barbarie di  una strage che ha distrutto un paese intero e gran parte della sua famiglia – ha commentato il presidente della Toscana, Eugenio Giani – ma è sempre stata ambasciatrice di pace. Le sue parole e la sua vita e testimonianza ci ricordano che non bisogna mai dimenticare, ma ci illuminano anche sull’importanza di guardare avanti ad un futuro senza più guerre in un’Europa solidale che proprio dalle macerie della Seconda guerra mondiale è nata. Un’idea di Europa che assume un significato ancora più rilevante in questo momento, con la guerra che si sta consumando in Ucraina”. 

Cordoglio per la scomparsa di Pardini è stato espresso ovviamente dal sindaco di Stazzema Maurizio Verona.  “Ho appreso la notizia della scomparsa di un’altra superstite dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema”, scrive il primo cittadino su Facebook: “Un caloroso abbraccio ai suoi familiari, e un enorme Grazie a Cesira per essere stata una ambasciatrice di Pace e di Memoria”. 

Cesira Pardini aveva 18 anni quando si verificò la strage.  Testimoniando al processo a Spezia davanti al tribunale militare per l’eccidio raccontò: “Mia madre era contro il muro, con” Anna “in braccio. Abbiate pietà almeno di questa creatura, ha gridato. Quello, era un italiano, ha estratto il revolver e glielo ha puntato alla testa. Mamma ha fatto appena in tempo a dirci di salvarci, di scappare. Si è aperta la porta del fondo. Ho preso l’Adele, la Lilia, ho buttato dentro la Maria, che era tutta a pezzi. Le cadeva un braccio, aveva una gamba staccata. Continuavano a mitragliare da tutte le parti, e noi siamo state immobili, in silenzio…”. 

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