giovedì 18 Luglio 2024

La “vita contadina” raccontata da Mancini, le somiglianze con la Lunigiana

Abbiamo avuto modo di scambiare qualche battuta con Paolo Junior Mancini che ha pubblicato di recente l’opera ’Vita contadina e diritti economico-sociali. Noia e riflessioni in un villaggio agricolo’ (Il Filo di Arianna). Il romanzo descrive e valorizza la vita contadina delle origini: in una contrada di campagna dominata dalla noia e dal grigiore della quotidianità, l’autore rimane impressionato dalla visione del mondo e dalla semplicità dei contadini. Una vita di fatica e sacrifici, di paesaggi simili a quelli che molto spesso incontriamo spostandoci nella ormai estiva Lunigiana.

Come nasce l’interesse per la vita contadina, tanto da scriverne un romanzo?

L’interesse per la vita contadina nasce frequentando contrade di campagna nelle quali ho molti parenti. Chi vive o ha vissuto in questi luoghi conosce perfettamente il modus vivendi: in confronto ad una città vi sono poche persone, pochi mezzi ma allo stesso tempo molti prati verdi e molto meno inquinamento. L’ambiente e la salute ne traggono beneficio.

Si può considerare oggi la Lunigiana un territorio in cui il lavoro nei campi è ancora importante?

Sì, si può assolutamente considerare la Lunigiana un territorio in cui il lavoro nei campi è ancora importante. Quando attraverso un borgo lunigianese rivivo quella sensazione di pace e serenità mista ai colori ed agli odori dei campi agricoli minuziosamente coltivati che ho percepito mentre scrivevo il testo del mio libro.
Esiste anche qui una generazione di contadini che continua a coltivare le terre con tecniche agricole tradizionali. Ciò aiuta a conservare una certa identità. Sono proprio le piccole realtà come la Lunigiana che arricchiscono il patrimonio culturale italiano.

C’è un ritorno all’agricoltura nei territori spopolati? O forse nuove imprese anche di persone che arrivano da fuori?

Al contrario di quanto accadeva in passato ai tempi dell’urbanesimo, oggi l’uomo si sta trasferendo sempre più dalla città verso la campagna che torna ad essere percepita in termini di libertà a causa della crisi ambientale, del cedimento della città contemporanea e del decadimento della sua qualità di vita. La qualità ambientale della destinazione gioca oggi un ruolo sempre più importante nella scelta.
Assistiamo inoltre ad una forte diffusione degli agriturismi o di imprese agricole, anche grazie all’opera di persone che arrivano da fuori. Tutto ciò contribuisce a ripristinare l’originario rapporto tra l’uomo e la campagna.

Come è cambiato il “mondo contadino” e la sua quotidianità? Il grigiore ha mutato colore? O come potrebbe cambiarlo?

Il mondo contadino è cambiato già dai tempi della rivoluzione industriale con l’avvento del capitalismo che ha realizzato una spaccatura tra la città e la campagna e questa rottura è stata causata dallo sfruttamento della campagna da parte della città. I contadini venivano quindi privati delle proprietà e delle fonti di reddito.
Quanto suddetto è purtroppo la rappresentazione di ciò che accade oggi in Africa. In Europa la situazione è diversa per tanti motivi ma sempre in quest’ottica i contadini sono oggi considerati l’ultima ruota del carro. Non vi sono troppi incentivi di legge all’agricoltura e, invece, chi lavora per realizzare prodotti alimentari dovrebbe essere agevolato e sostenuto. I primi passi verso il cambiamento potrebbero essere l’introduzione di un reddito minimo in agricoltura, una maggiore erogazione di sussidi agricoli e minori tagli.

Il mondo contadino, quello dei piccoli paesi, ha ancora un valore politico secondo te? O vive assecondando le leggi dei grandi centri urbani?

I contadini non possono vivere senza considerare l’aspetto politico-economico attuale in quanto il neoliberismo ed il capitalismo soffocano la piccola produzione agricola. Vi è una tendenza a voler disconoscere la tradizione agricola del passato in nome di un mercato sempre più globalizzato e multinazionale. Per quanto possa produrre maggiori posti di lavoro tutto ciò svilisce la sovranità nazionale dei popoli rischiando di far venire meno la sicurezza alimentare ossia il diritto di ciascuno ad avere accesso a cibo sicuro, genuino e legislativamente adeguato che sia prodotto in nome della tutela della biodiversità. Tutto ciò contribuirebbe a condurre una vita alimentare sana. Questo tipo di sicurezza andrebbe a costituire il fondamento della democrazia alimentare.

In ultimo, conosci qualche piccola realtà del nostro territorio lunigianese? Quale tratto è più vicino alla storia da te raccontata?

Sì, conosco qualche piccola realtà del territorio lunigianese. Sono rimasto colpito dal borgo di Apella in quanto vi è una buona qualità dell’aria, un rapporto straordinario tra l’uomo e la natura attraverso il bioparco e l’agriturismo.

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