giovedì 18 Luglio 2024

I mercati sulle montagne russe. Ma lo storno non è ancora arrivato

Le Borse si trovano in una fase laterale, che le ha viste perdere, recuperare e perdere ancora. Non si tratta, però, dell’attesa e temuta inversione di trend, ma piuttosto di una pausa prima dei grandi appuntamenti elettorali che attendono Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Intanto, la Bank of England lascia invariati i tassi: se ne riparlerà (forse) in agosto

Le Borse hanno archiviato la scorsa settimana con un aumento della volatilità, ma il quadro tecnico non è cambiato. Nel nervosismo dei mercati non si intravede lo storno atteso e temuto, ma una fase laterale in un periodo di incertezza politica. Nell’Ue c’è attesa sulle nomine della Commissione e sulla conferma di Ursula von der Leyen alla presidenza, perché la decisione influenzerà fortemente la strategia economica dell’Unione con impatto sull’andamento dei listini. Mentre stanno retrocedendo i titoli dell’intelligenza artificiale, settore che aveva a lungo trainato gli indici americani, le imminenti elezioni francesi e inglesi sembrano in grado di prolungare la fase di attesa in Borsa ed esercitare effetti sulle valute. A iniziare dal calo dell’euro rispetto al franco svizzero. Proprio con l’obiettivo di fermare l’impennata del franco, la Banca Nazionale Svizzera ha deciso a sorpresa di abbassare nuovamente i tassi di 25 punti base a 1,25% provocando un rapido arretramento della moneta elvetica. Sforbiciare i tassi per produrre un calo di valore di una valuta non è però una mossa sempre in grado di assicurare un risultato. Bank of England, invece, ha lasciato tutto com’era, anche se due membri del board, alla luce della discesa dell’inflazione, hanno votato per una prima riduzione che probabilmente avverrà ad agosto. A meno di eventi imprevedibili. Una sorpresa potrebbe arrivare dalle tappe londinesi dei concerti di Taylor Swift. Secondo gli analisti della banca d’affari Td Securities, il massiccio afflusso dei fan della cantante nella capitale inglese provocherà un aumento dei prezzi e dell’inflazione. Il fenomeno ha già trovato un nome: Swiftflation, ma sarà di breve durata. Evitare il taglio dei tassi sarebbe dunque una decisione miope.

E’ diventata legge la cosiddetta “autonomia differenziata”. La misura prevede che le regioni possano avviare un negoziato con lo Stato per ottenere deleghe su tutte o parte di materie, tra cui scuola, sport, salute…aree su cui lo Stato fisserà i “livelli minimi di prestazione” per i servizi, che dovranno essere uniformi sul territorio nazionale. I decreti attuativi rimanderanno probabilmente l’autonomia di un paio d’anni. Per alcuni commentatori, la misura potrebbe acuire le differenze tra nord e sud, per altri invece si rivelerà uno stimolo per la crescita del Mezzogiorno. Interessante il pensiero, in controtendenza, di Claudio Velardi, direttore del Riformista, secondo cui il meridione non può vivere soltanto di assistenzialismo. “Accettare la sfida dell’autonomia espone il sud a grandi rischi, perché se – mobilitando finalmente le proprie forze – non ce la dovesse fare, il destino sarebbe una marginalizzazione storica, definitiva, l’accantonamento di ogni ipotesi di modernizzazione”, ha scritto il giornalista napoletano in un post sul suo blog. “Ma non accettarla espone a qualcosa di peggio: significa confermare i pregiudizi, essere bollati definitivamente come la palla al piede del paese”.

Foto di blueberry Maki su Unsplash

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