lunedì 27 Maggio 2024

COSE CHECOSE / L’Eco incontra i Mitilanti

L'intervista al collettivo di poeti

1. Nome, provenienza, direzione

Il nome Mitilanti nasce dall’unione tra il concetto di militanza, che è il modo in cui tutti noi interpretiamo il gesto poetico, e quello dei mitili, i muscoli, le cozze, uno dei prodotti tipici del Golfo dei Poeti. Il nostro motto è proprio “è ancora un Golfo per Poeti”, perché abbiamo sempre insistito e continuiamo ad insistere sulla tradizione del luogo in cui viviamo, soffiando sul suo fuoco per tenerla viva, invece di commemorarla. Fin da subito ci siamo impegnati ad allargare lo spazio poetico a luoghi che non sono quelli consueti (la poesia è un’arte contemporanea e come tale deve stare in mezzo alla gente) e a sostenere che la parte più interessante dell’espressione poetica sia quella ibrida, che sta al confine con più mondi.

2. Il collettivo Mitilanti: come/quando nasce e perché

Nasciamo come collettivo nell’estate del 2015. Singolarmente eravamo già attivi nell’ambito culturale. Abbiamo modo di incontrarci tutti insieme al primo poetry slam della Spezia organizzato da Alfonso Pierro e Filippo Lubranoi nel 2014 per poi cominciare a frequentarci e capire che nonostante avessimo modi diversi e molto variegati di intendere la poesia molti aspetti erano complementari. Soprattutto la considerazione che la poesia, farla, leggerla e ascoltarla, fosse un’urgenza di tutti. Dopo un primo periodo di attività dedicato principalmente alla performance dal vivo (reading, spettacoli, secret show), con l’organizzazione di Mitilanza – gli spazi mobili della poesia e con il Senti che Muscoli Slam Poetry! nel 2017 decidiamo di registrare Mitilanti come Associazione di Promozione Sociale.

3. Best selected: una selezione dei vostri progetti

Difficile scegliere tra le proprie creature. Nel passato sicuramente Palamiti, rassegna con la quale per tre anni siamo riusciti a portare a Spezia il meglio della poesia performativa italiana e che si è fermata al tempo del covid (ma speriamo di recuperarla). E anche le performance come Poetry Call, nella quale abbiamo chiamato per ore numeri di telefono casuali, chiedendo a chi rispondeva se voleva ascoltare una poesia o Poetry Take Away & Delivery, con le quali abbiamo cercato di trovare nuovi modi di rendere fruibile la poesia in temi di lockdown. Nel presente sicuramente la rinnovata versione del nostro storico poetry slam, Senti Che Muscoli SP! che abbiamo portato in scena, grazie alla collaborazione con Navigazione Golfo Dei Poeti, sul ponte dell’Albatros. Per il futuro, oltre a Metapoetry, con il quale stiamo indagando il dialogo tra linguaggio poetico e realtà virtuale, ci sono sicuramente un paio di progetti a cui stiamo lavorando, ma che ancora non possiamo rivelare.

4. Focus on: metapoetry, il metaverso della poesia. Da dove nasce, cosa si propone, cos’è

La nostra idea di ricerca ha sempre trovato stimolo sia nei limiti, come durante il periodo pandemico, ma soprattutto nella ricerca e nell’impollinazione con altri ambiti. La tecnica fa parte di questi. Per noi è stato dunque naturale cercare un modo di ibridare la forma della nostra poesia – e dei diversi modi con cui, come singoli poeti, la interpretiamo – con questa nuova tendenza della tecnologia, a cui ci siamo affacciati con un atteggiamento di curioso scetticismo. Quando lo scorso anno abbiamo trovato la disponibilità del collettivo di Alterego di dar corpo virtuale ai nostri messaggi poetici siamo stati felici di collaborare per aggiungere un livello di esperienza alla poesia. Di fatto, con Metapoetry, per la prima volta si può entrare dentro un poesia, esperirla dal suo interno, vederne la trama, o almeno una delle trame possibili. Da un punto di vista tecnico, si tratta della trasposizione in realtà virtuale di cinque nostri testi, realizzata con una modellazione e renderizzazione degli spazi. Indossando un visore, è pertanto possibile vivere la poesia guardandola da dentro, muovendosi negli spazi che le parole della poesia compongono, interagendo con essa, e fruendo di un’esperienza immersiva accompagnati dalle musiche originali firmate dal sound designer Leopoldo Ferrari. Crediamo che questo sviluppo transmediale della forma espressiva sia necessario per il momento a livello avanguardista, ma che tra qualche anno questo modo di fare poesia sarà relativamente comune. Siamo felici che questa piccola rivoluzione parta dalla provincia, perché da sempre crediamo che la periferia dell’Impero abbia qualcosa da insegnare anche al centro, e non solo esserne fagocitata.

5. Raggio d’azione – 1. La poesia come linguaggio per

La poesia è un linguaggio universale, e ha una caratteristica fondamentale: è al tempo stesso economica e anti-economica. Economica in virtù della sua efficienza: riesce a usare il minor numero di parole per arrivare al cuore della questione, per dire cose che non avevano forma in precedenza. Anti-economica perché in sé è il più anti-capitalista di tutti i gesti. Le nostre poesie hanno gestazioni che durano mesi, talvolta anni, vengono continuamente raffinate da un labor limae logorante, eppure in termini di valore di scambio il loro prezzo è praticamente nullo. La poesia per noi è uno strumento, uno strumento che pieghiamo di volta in volta in funzione delle nostre sensibilità di singoli poeti, ma è indubbiamente più il martello majakovskijano per scolpire il mondo, che uno specchio con cui rifletterlo.

6. Raggio d’azione – 2. L’incrocio con le nuove tecnologie

Una poesia e una letteratura che non si aggiornano sono una poesia e una letteratura morte. Nelle nostre opere, e in particolare nel lavoro di alcuni di noi, il linguaggio tecnico e i neologismi sono una componente fondamentale. La tecnologia aggiunge delle opportunità, e sono opportunità talvolta straordinarie per chi ha voglia di sperimentarle. Le intelligenze artificiali stanno sconvolgendo l’humus artistico e il panorama creativo dell’economia della conoscenza, ridisegnando il senso stesso del sapere e le nostre mappe cognitive. Come collettivo abbiamo iniziato ad abbracciare la tecnologia in particolar modo durante la pandemia, con primi esperimenti rudimentali a distanza, come gli incontri online “in zona rossa”, poi ci siamo sporcati le mani con Metapoetry, che per noi rappresenta una pietra miliare importante nel nostro percorso, e infine guardiamo con interesse a quello che succede nel mondo delle IA TTI (text-to-image) e a strumenti come ChatGPT, che spinge la ricerca e la sperimentazione formale verso nuovi orizzonti, interrogandoci collettivamente sul senso del ruolo dell’autore e la valutazione del valore estetico del testo.

7. Raggio d’azione – 3. Il contesto locale

Il Golfo dei Poeti è al contempo la nostra più grande fonte d’ispirazione e il nostro più grande limite. A questo territorio dobbiamo molto, se non tutto, ed è un punto di ritorno dal cui magnetismo nessuno di noi può prescindere. Siamo orgogliosi di aver contribuito a riposizionare La Spezia e la Lunigiana nella mappa della poesia italiana: con Mitilanza, in primis, ma anche col nostro lungo lavoro di proposta di occasioni di formazione, come la palestra di scrittura e le nostre Masterclass con Walter Siti e Giulio Mozzi, e al contempo con l’attrazione di talenti, ad esempio tramite la rassegna di Palamiti, che ha portato qui il meglio della poesia performativa italiana. Il territorio è respingente, anche da un punto di vista politico, e proprio per questo sappiamo che la dote che portiamo ha ancora più valore: il nostro zoccolo duro di pubblico – che per noi è sempre anche protagonista, o almeno interlocutore – è per noi motivo di orgoglio, oltre che di grande affetto. Qui abbiamo alcune collaborazioni di lungo periodo, come quella con Manuel Picciolo, che è virtualmente ormai uno di noi, e ne stanno nascendo altre con realtà che pongono la qualità al centro del proprio operato, e sposano la nostra stessa cultura propositiva in altri ambiti, come ad esempio gli Scarti, Mazì o Spazi Fotografici.

8. Obiettivi e prospettive (macro, micro, di vario genere)

Direi che le nostre prospettive sono sempre le stesse: continuare a crescere, proporre eventi sempre nuovi e coinvolgenti, sperimentare nuovi modi di fare e ricevere poesia. Il tutto mantenendo forte il legame col nostro territorio. Vorremmo andare dappertutto, ma sempre partendo da Spezia. Abbiamo il percorso appena iniziato di Metapoetry, che non sappiamo dove possa arrivare. Abbiamo le nostre attività storiche, come il Senti Che Muscoli SP!, ormai un punto di riferimento nel panorama del poetry slam italiano. Vogliamo tornare a organizzare rassegne di poesia e festival. Abbiamo molte cose che bollono in pentola.

9.     Un po’ di Mitilanza, per piacere 🙂

Eh… ci piacerebbe molto. Mitilanza, che ha avuto luogo nel febbraio del 2017 è stata forse la cosa più grande che abbiamo realizzato. Una due giorni di tavole rotonde e reading a cui hanno preso parte oltre cento poeti di varia estrazione (accademici, visivi, di strada, orali, etc…). Ancora oggi, a sei anni di distanza, se ne parla come dell’ultimo grande proficuo momento d’incontro delle varie voci della poesia italiana. È qualcosa di cui siamo molto orgogliosi. E che, sì, vorremmo rifare. Ci pensiamo spesso. L’occasione arriverà, qualcosa in pentola bolle. Sì, non sappiamo ancora esattamente quando, ma la rifaremo!


TRE COSE

Guarda come spero

Filippo Lubrano

Meglio di chiunque altro

Nonostante le evidenze quotidiane

Follemente concentrato sull’impresa

come il piccolo di tartaruga espulso dall’uovo

Nella spiaggia dei varani.

Guarda come sono convinto

com’è fermo l’indice mio

Quando punta te

– scegliendoti, sciogliendoti

Per godere della colpa di aver scartato tutti gli altri,

Guarda come catalogo ogni mio pensiero

Per numero di shock pregressi

E ore di solitudine necessarie a processarli

– Ogni nostro gesto è rivolto alla Madre

Dal giorno in cui togliemmo i braccioli.

Guarda come è tutto vero

Finché la Parola non si assembla in Manifesto

Finché la Poesia non diventa Editto.

Guarda come sorride quel pettine sul tavolo

Ricordo esule di quando lei era qui

E tutte le notti, e tutti i giorni

E tutte le notti e i giorni

Mi faceva rientrare nel Paradiso terrestre

La mia Eva abusiva

Non ti scopriranno

Non ci scopriranno

Non ci scopriranno

Fino a quando non copuleremo

Nella cambusa del gozzo di Noè

Scelti da nessuno

Per perpetuare la specie.

Guarda come faremo dei nostri palmi remi

Nei continui guasti meccanici

Per girare in tondo

Vorticando, un uragano liquido

Tentando di sprofondare

Guarda come

Useremo Dio

Per odiare gli uomini.

Guarda come sono bravo a trovarti

Anche dove non avresti pensato di scappare

Dopo l’ultimo litigio

Sei nella coppia di anziani con la sedia in plastica

Sul marciapiede della statale

A fianco della casa cantoniera

Quella coppia siamo noi

Se i polimeri reggeranno a sufficienza.

*

Al livello del mare

Andrea Fabiani

Sarà perché son nato al livello del mare

che non mi sono mai sentito superiore agli altri

e che mi affligge da sempre

questa forma di asma esistenziale,

che per respirare bene

ho bisogno di sapere

di esser vicino a qualcosa d’immenso

che non saprei affrontare.

*

Outbound

Andrea Bonomi

Il fiume visto da vicino è acqua che scorre,

ritorno dove non sono mai stato.

Abbiamo creduto di poter vivere nel futuro.

Imperioso il peso delle circostanze

mi costrinse a vendere prestiti personali.

Il mondo visto da vicino è terreno,

tanto suolo quanto umano.

Conto i corsi di yoga che ci sono in città: quindici.

Siamo una simulazione, lucciole nella bocca del lupo.

Una collega faceva film porno, parlavano di lei nell’area break.

Il viaggio visto da vicino è vento che danza,

lascio tutto quello che non posso portare.

La musica new age nel cesto dei cd in offerta all’autogrill.

Un saluto veloce, forse le scale e non l’ascensore,

dopo le ferie non tornai a lavorare.

Il tormento visto da vicino è peso corporeo,

osservo la linea della vita correre

vicino al pollice: stanchezza frequente.

Al colloquio mi chiesero dei miei punti di forza,

da piccolo sognavo di mollare gli ormeggi.

Potevo chiedere al mare il monopolio dei pesci

invece che i resti di un naufragio.

Nella vita precedente ero telegrafista,

i gomiti sul parapetto sporchi di sale.

Me la cavavo con poche parole, in realtà c’era poco da dire.


La vostra stagione 2023, qualche anticipazione:

Sarà una stagione di consolidamento sui nostri format di maggior successo, e con un paio di sperimentazioni e collaborazioni nuove, in settori forse anche per noi inaspettati. Tra quello che possiamo dirvi: innanzitutto, torneremo presto sull’Albatros, per il nostro slam Senti che Muscoli SP!. Dopo di che uscirà una serie televisiva su un’emittente straniera che ci vedrà tra i protagonisti. E poi, beh… abbiamo vinto un bando della Fondazione Carispezia per un festival di ecopoesia, questo è un dato di fatto pubblico, per cui anche su quello avrete novità a breve. Insomma, come scrissero in un articolo cult della cronaca locale all’inizio del nostro percorso… “E… state con noi”.

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Un articolo in collaborazione con Spazi Fotografici – Foto: Jacopo Grassi

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