Uil: “Errore nei vaccini dovuto a stress e disorganizzazione”

“Esprimiamo tutta la nostra piena solidarietà alla giovane tirocinante di psicologia a cui, per sbaglio, sono state iniettate al Noa più dosi di vaccino Pfizer. Dosi che oggi sembrerebbero ridotte a 4 rispetto alle 6 inizialmente ipotizzate. A lei auguriamo che la vicenda si risolva nel migliore dei modi e senza alcuna conseguenza. Ma la nostra solidarietà va anche all’infermiera su cui è ricaduta l’intera responsabilità dell’errore umano: purtroppo è solo la punta dell’iceberg di una pessima gestione dell’organizzazione in alcuni settori dell’azienda Usl Toscana nord ovest che sta creando stress psicologici e fisici ai lavoratori in vari reparti. Settori da individuare con puntualità perché danneggiano anche quelli che lavorano bene. Lo abbiamo denunciato da tempo e questa è solo la goccia che fa traboccare il vaso”. È il segretario della Uil Fpl, Claudio Salvadori, a entrare nel merito del caso che è avvenuto lo scorso fine settimana all’Ospedale delle Apuane di Massa.

“Capiamo benissimo la preoccupazione della ragazza tirocinante rispetto alla quale l’azienda sanitaria deve garantire un monitoraggio costante e continuato, che siano 4 o 6 le dosi inoculate perché al di là degli audit nessuno ha la matematica certezza della quantità esatta di siero utilizzato. Ma la stessa dirigenza dell’Usl dovrebbe capire anche come e perché si sia potuti arrivare a questo errore umano, che si sono sbrigati a definire ‘calo cognitivo’. Belle parole tecniche per aggirare il nocciolo del problema: non si può impedire l’errore umano al 100% ma si deve ridurre il più possibile l’eventualità che questo accada. E se ‘calo cognitivo’ è stato, è dovuto ai ritmi massacranti di lavoro, alla disorganizzazione, alla mancanza di personale: i lavoratori sono costretti a turni estenuanti, a saltare riposi e ferie. Un sovraccarico di lavoro che genera la sindrome da ‘burnout’: stress,  esaurimento emotivo, irrequietezza, frustrazione che impediscono il corretto svolgimento della propria mansione”.

Insomma, per il segretario della Uil Fpl si tratta dell’ennesimo campanello d’allarme che non può e non deve essere sottovalutato: “Chiediamo un incontro all’azienda e speriamo che la vicenda, così come le criticità del servizio, vengano discusse al tavolo zonale in programma il 18 maggio. Bisogna parlare non del singolo episodio ma della pressione abnorme che grava su tutti gli operatori della sanità. Vogliamo interventi concreti e meno pacche sulle spalle dalla dirigenza. Non è un processo a nessuno: ci sono i problemi e bisogna trovare soluzioni condivise”.

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