mercoledì 30 Novembre 2022

Una periferica Lunigiana

Nella notte tra sabato e domenica, a Gragnola, nel comune di Fivizzano, si è verificato l’incendio di un negozio di alimentari.
Dalle foto scattate dalla Protezione Civile, vediamo che, nonostante l’ora tarda, erano ancora presenti alcuni ragazzi e alcuni paesani che sicuramente svegliati dall’incendio, si sono riversati in strada.
In molti si sono chiesti come sono andate le cose. Qualcuno ha sfondato l’ingresso del negozio con una mazza, si è appropriato di alcune bevande alcoliche e poi ha appiccato l’incendio con l’aiuto di un liquido infiammabile. A compiere il gesto è stato un giovane già conosciuto dalle forze dell’ordine. Non era mai arrivato a compiere qualcosa di simile, ma sabato notte qualcosa è scattato nella sua testa e lo ha portato a compiere un atto che per fortuna non ha avuto conseguenze peggiori ed ha visto comunque un’attività completamente distrutta e un arresto in attesa di ulteriori imputazioni.
Al di là della pura cronaca, vi siete posti il problema del perché accadono queste cose? Non sto parlando della singola psicologia di chi commette tale crimine, non sta a noi giudicarla, ma possiamo dire qualcosa sul problema della “periferia” estesa che è ormai diventata la Lunigiana. Nei nostri 14 comuni non vi è un vero e proprio centro, ognuno vive in una sorta di piccolo quartiere con le sue problematiche e le sue peculiarità. È come se vivessimo in una costante periferia in cui a livello “sociale” sono tante le cose da mettere in ordine.
Roberto Fico, parlando di periferie, 2 anni fa ha detto che “Occorre creare le condizioni per cui ogni bambino possa crescere in un ambiente sano, ricco di opportunità educative, ricreative, culturali e, in prospettiva, occupazionali. Tutti gli sforzi devono andare in tal senso, perché si attui un generale miglioramento delle situazioni economiche e sociali delle famiglie e del contesto ambientale in cui vivono”.
Fateci caso, gran parte dei nostri paesi non sono molto differenti dai cosiddetti quartieri “dormitorio”, che si svuotano di giorno per via dei pendolari che vanno verso i propri luoghi di lavoro, rimanendo privi di opportunità e con pochissime relazioni sociali.
Se vi chiedete se l’episodio di sabato notte può essere considerato come un’esempio dello svuotamento valoriate della periferia, beh allora avete fatto centro. Sia chiaro, in Lunigiana non si può parlare si segregazione urbana, ghetti o quartieri popolari stigmatizzati, ma la mancanza di centri di aggregazione giovanile, di svaghi e anche circoli culturali (per fortuna ci sono iniziative private) spesso creano un terreno molto instabile soggetto ad esplosioni di violenza incontrollata come quella di sabato notte.
Che fare? Talvolta ci dimentichiamo di chiedere per il nostro territorio un serio piano di politiche sociali, non solo riqualificazioni di edifici o strade, serve creare spazi comuni, migliorare i trasporti, rendere più vivibili i nostri “quartieri”. Efficienti politiche sociali dovrebbero coinvolgere e includere gli abitanti riducendo il rischio di quello che i sociologi chiamano “effetto del vicinato”: cioè del vivere, andare a scuola, a lavoro e non alimentare il capitale umano e sociale. Si tratta di migliorare il welfare, sicuramente, abbreviare la burocrazia, intervenire su questioni ambientali e abitative. Non è bello vedere la solitudine dei giovani di paese, ora che molti locali storici sono chiusi, ora che c’è una sfiducia nel futuro è il momento di intervenire. Anche questo è un modo di voler bene alla nostra Lunigiana.

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