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Ritorno al vertice per i titoli bancari

Dopo un inizio anno a zig zag, che ha alternato disinteresse per il settore a performance di singoli titoli, le azioni dei gruppi di credito tornano a brillare. Ottima anche la settimana dell’automotive, mentre il comparto energetico soffre. La spada di Damocle della crisi in Medio Oriente

La Borsa di Milano ha chiuso la scorsa settimana in rialzo, in controtendenza rispetto alle altre europee. E ha riaperto ancora in positivo, per poi rifiatare. A trainarla, il settore bancario e quello automobilistico, mentre spicca il calo dell’energetico. La performance dei bancari era prevedibile: i mercati si sono accorti che il comparto ha ancora enormi potenzialità. Sotto costante osservazione, oltre a Unicredit, Banca Popolare di Sondrio con dati record.

Le rotazioni settoriali ora stanno premiando anche i titoli automotive, soprattutto Stellantis. Alcuni titoli dell’energetico hanno subito perdite senza apparenti ragioni (Enel ad esempio): gli storni potrebbero presto creare nuove occasioni di investimento. I petroliferi stanno soffrendo, anche se non si capisce bene il motivo. Mentre i tecnologici, soprattutto a New York, continuano a salire, ma i valori sono quasi da “bolla”. A Milano è salita anche Tod’s. L’opa amichevole voluta dalla famiglia Della Valle, porterà al delisting della società. Lascerà Piazza Affari anche Saras, dopo l’impegno della famiglia Moratti a cedere il 35% all’olandese Vitol.

Dal sondaggio condotto tra gli associati Assiom Forex, aleggia ancora un cauto ottimismo. Il 44% si è detto convinto che i listini saliranno (per il 5% addirittura in doppia cifra); solo il 13% prevede flessioni. E’ diffusa la convinzione che non ci sarà taglio dei tassi prima di fine giugno. Metà degli associati vede stabilità per il cambio euro-dollaro, mentre il 31% preconizza uno spread sotto i 150 punti. Tutte le previsioni dovranno fare i conti con le spinose questioni geopolitiche. Il Medio Oriente rimane una scheggia impazzita e i timori di un conflitto armato tra Stati Uniti e Iran sono sempre più forti. Finora, le Borse hanno reagito con forza alla crisi del Mar Rosso, anche se l’economia mondiale ne sta risentendo a causa del raddoppio dei costi dei noli. Se la situazione dovesse perdurare, si potrebbe creare nuova inflazione, che non sarebbe più possibile affrontare aumentando nuovamente i tassi, pena il crollo delle economie.

Mentre la Cina è alle prese con la liquidazione Evergrande, in Africa inizia a sgretolarsi l’influenza europea, lentamente rimpiazzata proprio dalla nuova partnership di Pechino e Mosca.

Niger, Mali e Burkina Faso hanno recentemente annunciato l’uscita dei tre Paesi dall’Ecowas, la comunità degli stati africani fondata nel 1975, accusata dai tre governi di aver tradito i principi originari dell’organizzazione, di subire influssi stranieri e di non aver fornito aiuti nella lotta contro il terrorismo. L’Africa subsahariana è un terreno lasciato colpevolmente vuoto da Europa e Stati Uniti. L’incapacità di avere una visione progettuale e la mentalità spesso neocoloniale hanno favorito l’espansione di Russia e Cina. Dopo anni di indifferenza, si punta su una tardiva cooperazione. Forse, fuori tempo massimo.

Carlo Vedani
Carlo Vedanihttps://alicantocapital.com/
Collaboratore. Amministratore delegato di Alicanto Capital
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