Licenziare e riconvertire, un problema da affrontare

“Sono 139 i posti a rischio in Vitesco, personale precario assunto con contratto in staff leasing da Manpower e che si trova a dover fare i conti con le difficoltà dell’azienda automotive nel percorso di riconversione verso l’elettrico, ma chiedere di pagare il prezzo più alto di questa transizione ai lavoratori più fragili e con meno tutele è chiaramente inaccettabile”a dirlo è Irene Galletti, presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle Toscana, nel comunicato in cui annuncia una mozione in difesa dei lavoratori interinali dello stabilimento Vitesco di Fauglia e San Piero a Grado, in provincia di Pisa.

“Vogliamo impegnare la Giunta regionale ad avviare e presiedere al più presto un tavolo di crisi, coinvolgendo sindacati, proprietà e Ministero dello Sviluppo economico. L’obiettivo primario – conclude Galletti – deve essere quello di favorire la miglior soluzione possibile nella massima tutela dei lavoratori“.

La situazione è spiegata molto bene in un articolo di Affari Italiani:

Non ci sono solo Gkn, Gianetti Ruote e, oggi, la Timken con 120 lavoratori. Secondo il responsabile automotive della Fiom Michele De Palma, intervistato da Affaritaliani.it, se non si “governerà” il processo di transizione della mobilità imposto dal Green Deal europeo saranno molte altre le aziende del settore delle quattroruote ad aggiungersi alla lista delle fabbriche che chiudono, annunciando licenziamenti collettivi. Le prime della lista? “Sono la Bosh di Bari e la Vitesco di Pisa. Poi, Pratola Serra di Stellantis e tutte le aziende della Marelli che producono i sistemi di scarico e le lavorazioni per motori endotermici”, tuona De Palma. 

Affari Italiani

Anche ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti è abbastanza dubbioso sulle ricadute che potrebbero avere le industrie in merito al piano europeo sul taglio delle emissioni:

“Attenzione a non finire fuoristrada”, aggiungendo che “da qui a un decennio l’economia cambierà completamente, nasceranno nuovi settori, e altri, in base a questa sorta di eutanasia decisa dalla politica, moriranno”.   

Sky TG 24

Le ricadute iniziano a vedersi insomma, ci sono alcune domande che occorre porsi: saranno in grado le aziende di riconvertire la produzione? In che modo sarà possibile formare i licenziati per le nuove linee industriali? In che modo tutto questo andrà ad incidere con la disoccupazione?

Proprio il settore automotive è quello su cui ricadono le preoccupazioni maggiori. Oltre alla brianzola Gianetti Ruote, anche la fiorentina Gkn – che produce componentistica – ha fatto sapere qualche giorno fa di aver licenziato 422 persone. Il settore, che esce acciaccato da un anno di forte contrazione del mercato, si trova ora a dover affrontare una riconversione più veloce del previsto: nel pacchetto Fit for 55 si propone di fermare la vendita di auto a diesel e a benzina nel 2030. Per il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, se la proposta dovesse passare potrebbero farne le spese Ferrari, Lamborghini, Maserati, McLaren: “È stato comunicato dalla commissione Ue che anche le produzioni di nicchia, come Ferrari, Lamborghini, Maserati, McLaren, dovranno adeguarsi al 2030 al full electric. Questo vuol dire che, a tecnologia costante, con l’assetto costante, la Motor valley la chiudiamo”, ha detto il ministro riferendosi al distretto automotive dell’Emilia Romagna.

Il Foglio

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