A 77 anni dalla morte del comandante Facio

Settantasette anni fa, il 22 luglio 1944, moriva Dante Castellucci, detto “Facio”. Era il comandante partigiano del battaglione “Guido Picelli” e si era distinto per le sue grandi capacità in battaglia e il legame fraterno che aveva mantenuto tutti i compagni di cui si era circondato. Era reduce dal fronte russo e aveva combattuto nell’ARMIR; rientrato in Italia strinse amicizia con i fratelli Cervi.

Dante Castellucci morì fucilato, accusato di aver rubato un lancio di rifornimento paracadutato dagli alleati (un bidone di sterline inviato dagli alleati inglesi), motivazione che poi venne definita come infondata. A ucciderlo fu Antonio Cabrelli, nome di battaglia “Salvatore”, un personaggio molto discusso, anche storiograficamente, che ebbe un ruolo decisivo nella storia che portò alla morte di Castellucci che all’epoca non aveva ancora 24 anni.

Facio, pochi mesi prima, prese parte alla battaglia del lago Santo (18 e 19 marzo 1944) dove, assieme a 9 uomini, dopo 20 ore di battaglia, mise in fuga un centinaio di tedeschi.

Il 19 maggio 1963 a Cosenza il generale Di Cerbo, comandante della XV zona militare, conferì la medaglia d’argento alla memoria di Dante Castellucci “della classe 1920 di Sant’Agata d’Esaro, caduto eroicamente a Pontremoli il 22 luglio 1944”. Facio però non era “caduto” in battaglia e nel 2007 un gruppo di storici, tra cui Claudio Pavone, Alessandro Portelli, Paolo Pezzino, Alberto Cavaglion e Giovanni De Luna, hanno inviato una petizione al Presidente della Repubblica, “per ottenere l’assegnazione della Medaglia d’Oro alla memoria, perché dai documenti emerge la verità sulla morte di Dante Castellucci e l’eroismo di un partigiano noto e stimato da tutti. L’attribuzione della Medaglia d’Oro – scrivono – si rende più che mai necessaria dal momento che la figura di Castellucci, che combatté accanto ai fratelli Cervi e si distinse per importanti azioni partigiane nel Parmense e in Alta Lunigiana, rimane tuttora appannata nonostante la Medaglia d’Argento conferitagli nel 1963, la quale conteneva una motivazione non rispondente a verità”.

Il 22 luglio 1944 Facio venne fucilato presso Adelano, nel comune di Zeri, ogni anno viene ricordato da chi si ispira ai suoi ideali legati alla Resistenza. È un eroe che lega la nostra Lunigiana, l’Emilia e la Calabria, un ragazzo che aveva preso la via dei monti per portare il Paese alla Liberazione.

Oggi ad Adelano, alle 17.30 ci sarà la commemorazione per la morte del comandante Facio con l’orazione ufficiale di Diego Rossi, Sindaco di Borgo Val di Taro e presidente della Provincia di Parma.

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