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Le previsioni per il nuovo anno

Nel 2023 abbiamo assistito alla cavalcata dei tassi, al rallentamento dell’inflazione ma anche, in finale d’anno, a quello dell’economia. Le Borse hanno offerto rendimenti inaspettati, alternando lunghi momenti di tranquillità a periodi di crescita. Da inizio novembre azionario e obbligazionario hanno registrato performance che non si vedevano da fine anni Novanta. Gli investitori capaci di mantenere le posizioni e di rimanere con una duration lunga hanno potuto monetizzare molto bene e recuperare le perdite del 2022, o addirittura guadagnarci. Il settore bancario e finanziario, re indiscusso delle asset class 2023 (anche grazie alla presenza massiccia nel listino di Piazza Affari), ha portato l’azionario italiano fra i leader mondiali. 

Che cosa si prevede per il 2024? L’inflazione è sotto controllo. Si attendono tagli dei tassi compresi tra i 75 e i 150 punti. Probabilmente inizierà la Fed, anche se è difficile dire quando.

A meno di eventi geopolitici estremi (non così improbabili, purtroppo), l’anno dovrebbe essere abbastanza tranquillo. Se l’economia darà cenni di ripresa, potremo aspettarci andamenti di mercato buoni e rendimenti fra il 5% e il 10% tra flusso dividendi attesi e crescita.

Potrebbe essere premiato il sovrappeso di titoli bancari e finanziari italiani, che hanno ancora ampi margini di crescita. Anche le small e mid cap potrebbero ritagliarsi un ruolo da protagoniste, dopo che nel 2023 sono rimaste indietro rispetto alle large. Nell’obbligazionario, i rendimenti sono destinati a scendere. I Btp potrebbero arrivare al 2-2,5%. Più alte le performance attese per corporate bond e obbligazioni con subordinati bancari, con rischio più elevato. Tutte queste categorie di titoli dovrebbero essere presenti in portafoglio.

L’andamento delle valute, condizionate dal forte potere di indirizzo delle banche centrali, è imprevedibile. Dati economici alla mano, si può ipotizzare, un ulteriore calo del biglietto verde fino a 1,15 e oltre, per i problemi di disavanzo e decrescita dell’economia americana. L’anno in corso potrebbe invece segnare il recupero dello yen: un leggero aumento dei tassi (ancora negativi) in Giappone proprio mentre ci si aspetta il calo del costo del denaro nel resto del mondo obbligherebbe gli investitori che hanno scelto il carry trade con debito nella valuta nipponica e investimenti in euro o dollari a smontare rapidamente le posizioni, rafforzando lo yen.

A livello di macroaree proseguirà la forte crescita indiana, a fronte di un rallentamento della Cina, tra crisi immobiliare e problemi di domanda interna. L’Europa, affossata dalla guerra russo-ucraina e dalla crisi tedesca, rischia di confermarsi fanalino di coda.

A fare il resto saranno le grandi incognite geopolitiche, le elezioni europee e britanniche e le presidenziali americane. Dai risultati delle urne potrebbero uscire indirizzi importanti sia sulla prosecuzione o meno delle guerre in atto, sia sull’economia mondiale. 

Carlo Vedani
Carlo Vedanihttps://alicantocapital.com/
Collaboratore. Amministratore delegato di Alicanto Capital
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