domenica 27 Novembre 2022

Investire in tempo di inflazione

I dati di settembre sull’occupazione negli Stati Uniti hanno provocato un calo delle borse statunitensi, che hanno trascinato al ribasso anche quelle asiatiche, mentre i mercati europei sembrano più resistenti. Le economie Usa e Eu sono diverse: la prima in rallentamento, la seconda decisamente malata. Ma negli Stati Uniti l’inflazione tocca case, salari, prezzi al consumo. Quella europea dipende dalle materie prime. E’ormai tardi per vendere: tutti gli indici mondiali perdono almeno il 25% da inizio anno e, nella storia, dopo i ribassi, gli indici hanno sempre recuperato e conseguito nuovi massimi.  Con un po’ di cautela e un orizzonte temporale di medio periodo, vale la pena cominciare a investire. I settori più consigliati sono il bancario e l’energetico. Gli istituti di credito saranno probabilmente i primi a riprendersi, in virtù del rialzo dei tassi e perchè, dopo la recessione, saranno tra le prime società ad avere maggiori utili. I titoli energy potrebbero rivelarsi un buon affare visti nuovi rialzi del petrolio, spinto dal taglio della produzione da parte dell’Opec+. L’Arabia Saudita ha convinto Joe Biden, anche in vista delle imminenti elezioni di mid term, ad intervenire sulle riserve strategiche americane, e ad ammorbidire i rapporti con paesi da tempo considerati ostili, come l’Iran e il Venezuela. 

L’Europa cerca invece di stabilire un tetto al prezzo del greggio, ma solo a quello russo, lasciando il resto alla speculazione. La Russia prosegue a vendere le sue materie prime ai molti Stati, tra cui Cina, India e Brasile, che non applicano le sanzioni e possono rivendere all’Europa a prezzi maggiori. In questa situazione così magmatica, prosegue l’azione confusa e inconcludente dei leader europei per affrontare l’emergenza gas. Ogni Paese fa da sé. Le sovvenzioni a famiglie e imprese, approvate dalla Germania, rappresentano un fatto gravissimo che metterà fuori gioco la filiera industriale italiana. Nei mesi a venire le tensioni sociali potrebbero esplodere in un’Europa solidale a parole, ma individualista, totalmente egoista nei fatti e suicida nelle decisioni strategiche di politica economica. 

La crisi del gas sta anche affossando l’euro, ai minimi storici. La nostra moneta dovrebbe tornare tra non molto sopra la parità con il dollaro, momentaneamente forte per le tensioni geopolitiche in Europa e il forte divario che si registra oggi fra i tassi a breve negli Stati Uniti (ormai al 4%) e in Europa (appena sopra l’1%).

Grossi problemi anche a Pechino. Pesano la crisi immobiliare dopo il fallimento di Evergrande, la crescita inferiore al previsto, le tensioni internazionali per le rivendicazioni su Taiwan e un accentramento di poteri su Xi Jinping, a cui, se confermato, verrà conferita una carica a vita.

Questo ha spaventato gli investitori che stanno spostando gli insediamenti industriali delle aziende in India e al Vietnam, azzerando gli investimenti su Pechino.

(di Carlo Vedani, amministratore delegato di Alicanto Capital)

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