domenica 27 Novembre 2022

Elezioni, le reazioni dei mercati

Le elezioni politiche hanno restituito un risultato che rispecchia quasi perfettamente le previsioni: ha vinto il centrodestra, mentre i Cinque Stelle di Giuseppe Conte sono stati protagonisti di una rimonta che li ha portati molto vicini al livello del PD. Unica sorpresa, il calo della Lega sotto il 10%.

La reazione dei mercati ai risultati elettorali è stata tranquilla. L’esito delle politiche era ormai dato per scontato e quindi la notizia ufficiale non ha creato scossoni. I mercati, inoltre, premiano quasi sempre le prospettive di stabilità politica. Infine, il mercato era sceso talmente tanto da rendere probabile un rimbalzo. Che infatti è avvenuto.

Anche l’applicazione del programma economico del centrodestra non dovrebbe dare problemi perché i cambiamenti rispetto alle linee guida dei precedenti governi saranno quasi sicuramente minimi, dato che i margini di intervento sono molto stretti.

L’unica incognita è il rischio di interventi esterni e speculazioni: lo spread è schizzato sopra quota 270 (per poi calare sui 240 circa). L’eventuale downgrade di Moody’s sul rating del debito pubblico italiano costituirebbe una pressione molto ingombrante all’attività economica del prossimo esecutivo.

Proprio mentre, con la recessione alle porte, è ancora più difficile rispettare i vincoli europei. 

Le interferenze esterne potrebbero rendere complicata una promessa elettorale del centrodestra: introdurre autonomamente un tetto al prezzo del gas se l’Ue non lo farà. 

Il terzo trimestre per la Borsa italiana sarà molto negativo, con valori pari ai minimi di giugno.

Tuttavia, l’azionario resta una soluzione migliore rispetto alle obbligazioni. Questo perché le Borse possono sempre recuperare, mentre per i bond una rimonta è molto più improbabile.

L’euro crolla e la sterlina è in picchiata. Per sostenerla e portare al 2% l’inflazione la Banca d’Inghilterra è pronta a valutare un aumento urgente dei tassi, 

Nessun intervento previsto, invece, sul debito pubblico: in UK e negli USA il debito non è considerato un male, se serve a far crescere il paese. Per fare questo, però, è necessario un mercato interno molto forte, che l’Europa non ha.

In ogni caso, l’extra debito prodotto dalla Gran Bretagna di Liz Truss è fortissimo. La situazione è quindi molto confusa. Tanto che appare proibitivo prevedere se si creerà un nuovo ordine gerarchico per le valute o le cose ritorneranno ai livelli precedenti, ma non prima che la guerra sia finita.

La Fed si prepara a dare l’ennesimo ritocco ai tassi, anche se presto (forse addirittura prima di Natale) sarà costretta a rientrare su valori più moderati.

Anche la Bce è intenzionata a seguire l’esempio americano, ma la crisi dell’euro non dipende da fattori interni, ma solo dalla crisi energetica. Il rialzo dei tassi in Europa finirebbe di rendere ancora più drammatica una situazione già di per sé molto grave, senza risolvere il problema del caro-gas.

(di Carlo Vedani, amministratore delegato di Alicanto Capital)

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