martedì 16 Luglio 2024

Federal Reserve: improbabile un taglio dei tassi a marzo

Jerome Powell ha messo le cose in chiaro: a meno di clamorose sorprese, la prossima riunione della Fed lascerà invariato il costo del denaro. L’annuncio ha contribuito all’apertura di una settimana fiacca per le Borse europee. Con l’eccezione di Milano, che ha approfittato dei risultati eccellenti di Unicredit per chiudere in rialzo

Le parole di Powell, che ha definito improbabile un taglio dei tassi a marzo, hanno influito sulle Borse europee, ma non su Piazza Affari, anche se il merito è quasi esclusivamente di Unicredit, grazie ai dati di bilancio. Il rally del titolo dà ragione a chi ha avuto la forza di tenerlo in portafoglio, nonostante le forti progressioni dell’ultimo anno e più, considerato che ci sono ancora i margini per una possibile crescita. La forza del settore bancario in un’epoca di tassi alti è strutturale e ampiamente spiegabile. Diverso lo sprint dei titoli della Ferrari che, saliti del 10% dopo l’ingaggio a sorpresa di Lewis Hamilton, hanno poi subito un riposizionamento.

Scende il prezzo del petrolio per un cauto ottimismo sulla crisi del Mar Rosso. Negli ultimi mesi il greggio e il gas di Mosca sono stati progressivamente dirottati dal mondo occidentale ad altri mercati (Cina, India, Brasile), attutendo l’effetto delle sanzioni e creando problemi all’Europa.

L’Arabia Saudita starebbe esaminando la possibilità di vendere azioni di Aramco per 10 miliardi di dollari. Un’operazione che libererebbe una somma molto grande per i progetti sauditi, dal tentativo di conquistarsi uno spazio in ambito sportivo alla nuova città in progetto sul Mar Rosso.

In Cina è l’ora della liquidazione di Evergrande che ha conquistato il non invidiabile primato di gruppo real estate più indebitato al mondo, con un passivo-monstre di 350 miliardi di dollari.

Prosegue la protesta degli agricoltori europei. In Francia hanno ottenuto il pronunciamento, da parte dell’intera classe politica, contro l’accordo di libero scambio Ue-Mercosur.

In Italia, la protesta si concentra soprattutto sul contrasto alla diminuzione dei sussidi. Ma anche alla sostituzione di terreni agricoli con impianti fotovoltaici e al calo obbligatorio di aree coltivabili, sostenuti dalla commissione europea, con il rischio di far naufragare un settore di eccellenza aprendo massicciamente i mercati a Paesi che non offrono la stessa qualità, né la stessa sicurezza su ogm, diserbanti e altre sostanze proibite in Europa.

Proprio per la specificità dei prodotti della terra e la loro centralità nelle tavole delle persone, il settore agricolo dovrebbe essere l’unico da sussidiare in maniera continua e organica.

A differenza del comparto automotive, che in Italia è stato aiutato in maniera massiccia nel corso degli anni. Non per niente, la dichiarazione di Stellantis, riguardo alla chiusura della produzione in Italia in assenza di aiuti, ha suscitato reazioni irritate da governo, opposizioni e sindacati, mai così uniti come in questo frangente.

Piuttosto, se si dovessero destinare sussidi all’industria, sarebbe preferibile dirottarli su Taranto, considerata l’attività strategica dell’Ilva. Mentre un aiuto alla ricerca sull’elettrico rischierebbe di creare un buco nell’acqua, dato che i consumatori italiani (e non solo) sono molto freddi nei confronti di queste vetture.

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