Torneremo ancora.
È difficile dire addio ad un artista. Lo è ancora di più se ha definito i contorni di quella che è stata la musica pop italiana, mescolandola con l’accortezza e la spregiudicatezza del progressive e della poesia. Franco Battiato, oggi lo piangiamo un po’ tutti, non solo per quello che ha egli stesso cantato, ma per quello che ha scritto, per l’immaginario popolare che ha saputo creare grazie ad interpretazioni storiche.

Battiato era la filosofia unita al garbo di una costruzione musicale colta ma alla portata di tutti. Battiato era il vento della sua Sicilia, pieno di una polvere di contaminazioni che arrivavano da luoghi ed epoche diverse, per questo è stato geniale e per questo non ha saputo limitarsi alla musica, sperimentando in lungometraggi e opere pittoriche.

Ci mancherà, ad essere sinceri sentivamo la sua nostalgia ancor prima che la sua anima lasciasse il corpo per andare a confrontarsi col mistero di quello che potrebbe esserci dopo quella che tutti, comunemente, chiamiamo vita. Ma è più leggero scoprire l’incerto con la musica di un maestro. E di questo gli saremo sempre grati.

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