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Chiusa la ferrovia Minucciano-Aulla, i camion invadono i centri abitati. Consiglieri all’opposizione chiedono il by-pass Carpinelli e il ritorno del marmo su rotaia
Strade strette, marciapiedi occupati, polvere di marmo nell’aria e vibrazioni che minacciano chiese romaniche. A Casola e Codiponte il traffico pesante non è più un’emergenza estiva, ma una condanna quotidiana. E ora che la ferrovia Minucciano-Aulla è chiusa fino al 14 luglio (52 container al giorno in più su gomma) e le restrizioni orarie per i TIR sono saltate, la situazione è esplosa.
Nel 2010 Regione Toscana, Province di Massa-Carrara e Lucca, Comuni di Casola e Minucciano, RFI e MI.GRA srl firmarono un accordo per spostare il trasporto del marmo dalla strada alla ferrovia. Obiettivi: ridurre il traffico nei centri abitati, migliorare la qualità dell’aria e salvaguardare il patrimonio storico. Risultato? Zero. Anzi: oggi i TIR sono aumentati, e i danni si moltiplicano.
Tre fronti critici
Anna Leonardi, Michele Ottolini e Maria La Salandra (gruppo Il Popolo dell’Alta Valle Aulella) hanno presentato un pacchetto di misure urgenti agli enti competenti:
La replica (mancante)
Al momento, Regione Toscana e Provincia di Massa-Carrara non hanno ancora risposto alle richieste. L’Eco della Lunigiana ha contattato gli assessori competenti per un commento: aggiorneremo l’articolo non appena arriveranno dichiarazioni.
Numeri e nomi
“Il problema va risolto alla radice: togliere il marmo dalla gomma e riportarlo sulla ferrovia, come stabilito 15 anni fa”, dichiarano i consiglieri comunali Michel Ottolini, Maria La Salandra e Anna Leonardi. “Non si può più aspettare, a scapito della sicurezza e della salute dei cittadini”.