I Centri di Permanenza per i Rimpatri, conosciuti con la sigla CPR, sono strutture destinate a trattenere cittadini stranieri in condizione di irregolarità amministrativa, in attesa che venga eseguito un provvedimento di espulsione o di respingimento. Non sono carceri: le persone trattenute non hanno commesso reati, ma si trovano sul territorio italiano senza un titolo di soggiorno valido. Il trattenimento è un atto amministrativo, non penale, e questa distinzione è alla base di gran parte delle questioni giuridiche che riguardano questi centri.

La loro disciplina è contenuta nel Testo Unico sull’Immigrazione (decreto legislativo 286/1998), modificato più volte negli anni.

Dai CPTA ai CPR: un percorso di trent’anni

Il sistema della detenzione amministrativa per stranieri nasce con la legge 40/1998 (legge Turco-Napolitano), che istituisce i Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza (CPTA). Negli anni successivi cambiano sia la denominazione sia la durata massima del trattenimento:

  • 2002 — Legge Bossi-Fini (189/2002): il trattenimento arriva a 60 giorni.
  • 2008 — Decreto legge 92/2008: le strutture diventano Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), termine massimo a 180 giorni.
  • 2011 — Legge 129/2011: il limite sale a 18 mesi complessivi, in recepimento della Direttiva europea 2008/115/CE (cosiddetta “Direttiva Rimpatri”).
  • 2014 — Legge 161/2014: riduzione a 90 giorni.
  • 2017 — Decreto Minniti-Orlando (13/2017): nasce l’attuale denominazione, Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR), ed è prevista una rete capillare sul territorio nazionale.
  • 2023 — Decreto “Cutro” (20/2023): il termine massimo torna a 18 mesi (6 iniziali più proroghe trimestrali), limite massimo consentito dalla normativa europea.

I CPR oggi attivi in Italia sono circa una decina, distribuiti tra Nord, Centro e Sud.

Come funziona il trattenimento

Il meccanismo è regolato dall’articolo 14 del Testo Unico sull’Immigrazione. Quando lo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione o respingimento non può essere allontanato immediatamente – ad esempio perché occorre accertarne l’identità, reperire un documento di viaggio o organizzare il trasporto – il Questore dispone il trattenimento in un CPR con decreto motivato.

Poiché si tratta di una limitazione della libertà personale, l’articolo 13 della Costituzione impone un controllo giurisdizionale: entro 48 ore gli atti vanno trasmessi al giudice competente, che ha altre 48 ore per convalidare o respingere il provvedimento. Per gli stranieri espulsi la competenza è del Giudice di Pace; per i richiedenti protezione internazionale spetta alle sezioni specializzate del Tribunale. La persona trattenuta deve avere accesso a un difensore e, se necessario, a un interprete.

La sentenza della Corte Costituzionale 96/2025

Nel luglio 2025 la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità dell’articolo 14 del Testo Unico con la sentenza 96/2025. La questione, sollevata dal Giudice di Pace di Roma, riguardava la cosiddetta “riserva di legge assoluta” prevista dall’articolo 13 della Costituzione: in materia di libertà personale, la legge deve disciplinare non solo i casi in cui la libertà può essere limitata, ma anche i modi.

La Consulta ha riconosciuto che la disciplina primaria della vita interna ai CPR è scarna e che molti aspetti concreti – diritto alla comunicazione, accesso ai servizi, forme di tutela – sono rimessi a fonti di rango secondario (regolamenti e capitolati d’appalto). La questione è stata però dichiarata inammissibile, perché spetta al Parlamento colmare la lacuna normativa, non alla Corte. La sentenza contiene un monito esplicito al legislatore.

Salute nei centri e la sentenza del Consiglio di Stato 7839/2025

L’assistenza sanitaria nei CPR è uno dei temi più discussi. Nel 2025 il Consiglio di Stato, con la sentenza 7839/2025, ha accolto parzialmente il ricorso di ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) e Cittadinanzattiva, annullando in parte il decreto ministeriale che approvava lo schema di capitolato per la gestione dei centri.

Secondo la pronuncia, il capitolato era inadeguato a garantire la tutela della salute mentale e la prevenzione del rischio suicidario. La decisione impone, tra l’altro: valutazioni di compatibilità più rigorose all’ingresso da parte della ASL, un registro degli episodi di autolesionismo, l’accesso della persona trattenuta alla propria scheda sanitaria, l’inserimento delle relazioni socio-sanitarie nei fascicoli a disposizione del giudice e un coordinamento strutturato con il Servizio Sanitario Nazionale.

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa, nel rapporto pubblicato a dicembre 2024, aveva già segnalato criticità relative all’impianto strutturale dei centri e alla disponibilità di attività per le persone trattenute.

Gestione privata e inchieste giudiziarie

A differenza delle carceri, i CPR sono gestiti da soggetti privati che partecipano a gare d’appalto bandite dalle Prefetture. Il modello ha prodotto inchieste giudiziarie rilevanti. La più nota riguarda il CPR di Milano in via Corelli, gestito tra il 2021 e il 2023 dalla società Martinina S.r.l.: nel maggio 2025 la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici dell’azienda per frode in pubbliche forniture e turbata libertà degli incanti. Nel dicembre 2025 è arrivata una prima condanna per un gestore.

Tra gli operatori del settore figurano anche realtà multinazionali, come la società svizzera ORS, attiva in diversi centri italiani ed europei.

Il Protocollo Italia-Albania

Nel novembre 2023 i governi italiano e albanese hanno firmato un Protocollo che prevede la costruzione, in territorio albanese ma sotto giurisdizione italiana, di strutture per la gestione di cittadini stranieri soccorsi in acque internazionali e provenienti da Paesi considerati “di origine sicuri”. Le strutture si trovano a Shengjin (primo screening) e Gjadër (CPR e area per richiedenti asilo in procedura accelerata).

Il modello si è scontrato fin dai primi mesi con un ostacolo giuridico: la sentenza C-406/22 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (ottobre 2024), che ha stabilito che un Paese può essere designato come “sicuro” solo se lo è per l’intero territorio e per tutte le categorie di persone. Alcuni Paesi presenti nella lista italiana non soddisfacevano questi requisiti, e i tribunali ordinari hanno rifiutato di convalidare i primi trattenimenti, disponendo il rientro in Italia dei migranti trasferiti. Il governo è intervenuto con nuovi decreti, portando la lista dei Paesi sicuri a rango di legge e spostando le competenze di convalida alle Corti d’Appello. La Corte di Cassazione ha sollevato un rinvio pregiudiziale alla CGUE, la cui decisione finale è attesa nel biennio 2025-2026.

A febbraio 2026 le associazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione hanno registrato un picco di oltre 90 persone trattenute nel centro di Gjadër.

I numeri: efficacia e costi

I dati pubblici sul funzionamento dei CPR indicano un’efficacia limitata rispetto all’obiettivo dichiarato del rimpatrio. Secondo le elaborazioni del progetto “Trattenuti” di ActionAid e dei rapporti delle Prefetture:

  • Nel 2023, su 28.347 provvedimenti di espulsione, le persone effettivamente rimpatriate attraverso il passaggio nei CPR sono state 2.987.
  • Il tasso di rimpatrio tra le persone trattenute oscilla tra il 30% e il 50%: oltre la metà dei trattenuti viene rilasciata alla scadenza dei termini senza essere stata allontanata.

Dal lato dei costi, le stime più recenti indicano cifre significative per posto letto effettivo: oltre 71.000 euro annui nel CPR di Brindisi, circa 45.500 nel centro di Palazzo San Gervasio. Il Protocollo Italia-Albania è stimato in diverse centinaia di milioni di euro nell’arco di cinque anni.

Monitoraggio indipendente

Due gli organismi principali che effettuano controlli:

  • Il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, autorità indipendente che può accedere ai centri senza preavviso e pubblica rapporti periodici al Parlamento.
  • Il CPT del Consiglio d’Europa, che svolge visite periodiche in tutti gli Stati membri.

Alle ispezioni istituzionali si affianca l’attività di organizzazioni della società civile come ASGI, Cittadinanzattiva, Emergency, Naga, ActionAid, CILD e la rete “Mai più Lager”, che pubblicano dossier indipendenti e promuovono ricorsi giurisdizionali.

Il dibattito aperto

Il sistema dei CPR resta al centro di un confronto politico e giuridico acceso. Chi lo difende lo considera uno strumento indispensabile per dare effettività alle espulsioni e contrastare l’irregolarità amministrativa. Chi lo critica sottolinea i dati sull’efficacia, i costi, le criticità emerse nei rapporti di monitoraggio e gli interventi delle alte corti. Nel giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, destinato a ridisegnare le procedure di frontiera nell’intera Unione, con ricadute dirette sul funzionamento dei CPR italiani.


Fonti principali

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 96/2025
  • Consiglio di Stato, sentenza n. 7839/2025
  • Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza C-406/22 (2024)
  • Testo Unico sull’Immigrazione (D. Lgs. 286/1998) e successive modifiche
  • Direttiva 2008/115/CE (Direttiva Rimpatri)
  • Protocollo Italia-Albania del 6 novembre 2023
  • Rapporti del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (2024-2025)
  • Rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT), dicembre 2024
  • ActionAid, rapporto “Trattenuti” (2024)
  • ASGI, Cittadinanzattiva, CILD, Emergency — rapporti e documentazione pubblica 2024-2026

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