mercoledì, Agosto 17, 2022
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Rendite e beni comuni, a Massa un incontro interessante

Si è parlato di rendite e di beni comuni all’incontro pubblico organizzato dal Collettivo Massa Città in Comune a Palazzo Ducale. Sala piena, ospiti di grande spessore, il dibattito ha toccato vari temi legati alla città. E non solo. Ad aprire il convegno moderato da Ilaria Cavazzuti è stata la ricercatrice dell’Università di Pisa, Tiziana Nadalutti, che ha illustrato lo studio realizzato sulle cave di Carrara basato sulle dinamiche socio-economiche del territorio: “Carrara è la città messa peggio di tutto il centro nord – ha esordito  Nadalutti – Eppure la risorsa marmifera produce circa il 13% del Pil. Qua sta il punto. Ciò che abbiamo registrato durante il nostro studio è stata anzitutto la difficoltà che come ente di ricerca abbiamo riscontrato nel reperimento di dati. La stessa difficoltà che abbiamo constatato nel riuscire anche solo semplicemente ad aprire un dibattito sugli stessi (..). È evidente che esiste un conflitto tra parti diverse, e la differenza sta nella potenza di fuoco di tale parti. (…) Si consideri che i profitti dell’estrazione del marmo vanno tutti ai privati e non alla comunità, ma è la comunità che in teoria è proprietaria della risorsa. Abbiamo quindi soffermato la nostra lente su ciò che lega questi temi, cioè l’occupazione, creando indici capaci di poter unire la dimensione occupazionale a quella dell’estrazione. Purtroppo queste cose non siamo riusciti a discuterne nel processo partecipativo. La disparità di forze dei diversi attori rendeva molto difficile alla parte ambientalista intervenire. I sindacati non hanno quasi mai partecipato. E devo registrare che anche l’amministrazione comunale del M5S, entrata dopo lo scandalo dell’alluvione, alla fine ha rifiutato l’idea di utilizzare gli indici che avevamo prodotto. Un’esperienza triste che non ci permette di incidere minimamente né sulla rendita né sulla distribuzione del territorio, né sulla redistribuzione”. 

Il consigliere delle Reti delle Città in Comune di Pisa, Ciccio Auletta, è intervenuto ponendo l’accento sull’importanza del controllo dell’ente pubblico sulle questioni fiscali: “Come interviene il Comune per difendere gli interessi pubblici? A Pisa alla nostra richiesta di verificare il versamento di contributi da parte dei grandi proprietari immobiliari ci siamo sentiti rispondere che non riuscivano a verificare tutte le proprietà. Così ci sono tante case, ma vuote.  A questo si aggiunga la debolezza del pubblico. Sempre a Pisa ci sono 171 alloggi pubblici vuoti che il Comune lascia così perché non ha le risorse per l’ordinaria manutenzione”.

A parlare di debolezza e di aree interne,sono stati invece il ricercatore Filippo Tantillo, di Riabitare l’Italia e il professor Filippo Barbera: “Nelle aree interne – ha commentato Tantillo – la debolezza dovuta alla perdita di valore d’uso dei luoghi genera la riduzione del loro valore commerciale. Attuare politiche che invertano questa tendenza è possibile se si mette al centro la tutela dei beni comuni. Si tratterebbe quindi di basare studi che comprendano la cogestione di tali beni, quindi una gestione di potere, la possibilità di ottenere dati sui territori senza grandi difficoltà, e il superamento della logica dei bandi. Ci sono persone che sanno dare un valore d’uso ai luoghi, altre no. Il bando ragiona in termini di costi e benefici, qua stiamo parlando di tutt’altro, cioè di diritti e accessibilità. Diritti di sopravvivenza”. Barbera ha invece mostrato una “mappa delle ingiustizie spaziali”: “Aree lontane più di 20 minuti dai servizi essenziali, come ospedali o scuole.Tutti siamo cittadini con gli stessi diritti ma se non c’è un’infrastruttura di beni e servizi vicina, i diritti non funzionano. Da questo nasce la strategia nazionale delle aree interne”. 

Infrastrutture. Il professor Paolo Pileri le ha comparate portando ad esempio le politiche verdi realizzate in altri paesi dell’Unione Europea come la Germania a quelle attualmente promosse dal Governo per l’utilizzo dei Fondi del Pnrr: “Prendiamo ad esempio la costruzione di una pista ciclabile o cicloturistica, come è stato fatto in Germania. Per realizzarne un km sono necessari 200mila euro. Per realizzare lo stesso km ma di autostrada, servono dai 20 ai 30 milioni di euro. Considerato l’orizzonte, credo che dovremmo ricominciare a progettare la lentezza”. La deputata del gruppo ManifestA Yana Ehm ha parlato di beni comuni e finanziamenti: “Esempio eclatante dell’uso improprio dei fondi del Pnrr è quello della base militare di Coltano, la cui realizzazione prevede un investimento di 190 milioni di euro. Ricordo che mentre si approvava questo progetto venivano tagliati fondi per sanità e istruzione”. 

A chiudere il convegno sono stati due napoletani doc: Giuliano Granato, Portavoce di Potere al Popolo, e Luigi De Magistris, ex sindaco della città di Napoli. Granato ha parlato dell’esperienza di cura di un centro sociale occupato, inteso come bene comune “il cui valore sociale è tutt’oggi riconosciuto dalle istituzioni”. “Compito della politica è quello di avere il coraggio di generalizzare le esperienze: così si contrastano interventi che possono essere feroci e predatori. È compito della politica sostenere queste politiche per arrivare a normarle e farle così resistere”. Da qui un invito ai giovani affinché “da classe resistente” si trasformino “classe dirigente”.

Luigi De Magistris ha portato la sua testimonianza di sindaco di Napoli: “Il segreto per poter andare in direzione ostinata e contraria coniugando visione politica, concretezza amministrativa e connessione con le masse popolari, così da raggiungere il risultato di sindaco più longevo nella storia di Napoli dal 1806, si può capire dalla fotografia che abbiamo costruito durante i 10 anni di amministrazione: all’opposizione Pd, 5s, Italia viva, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Questo significa che se vogliamo fare cose “altre” rispetto a quelle fatte fin oggi, non possiamo stare dentro il sistema. Dobbiamo poter contare su persone oneste, libere, coraggiose, indipendenti, competenti, innamorate, appassionate e che non fanno calcoli se ti conviene o no. Persone con un pizzico di follia (…). Ma restare in piedi 10 anni a Napoli non sarebbe stato possibile senza il consenso popolare. Il nostro non è stato un governo della retorica, ma un governo autonomo popolare, sanzionato dai governi nazionali, bombardato mediaticamente e istituzionalmente, embargato, silenziato, perché abbiamo provato a dimostrare che un’alternativa dal basso al capitalismo predatorio, al liberismo al consumismo universale è possibile”.

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