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Il Caffè Alzheimer sbarca in Lunigiana, esperienze e progetti in un incontro a Terrarossa

Il Caffè Alzheimer sbarca in Lunigiana. Il progetto è un’occasione concreta per affiancare la famiglia di una persona con Alzheimer in un percorso di rottura dell’isolamento sociale. Le famiglie, invitate agli incontri del Caffè assieme al malato, arrivano in un ambiente accogliente e si rapportano con operatori esperti nella relazione con il malato e operatori esperti nell’ascolto dei familiari. Presto l’esperienza arriverà anche in Lunigiana, grazie all’impegno della Società della salute, che lo promuoverà in diversi comuni lunigianesi, probabilmente in un percorso itinerante.

Per conoscere meglio l’argomento è stato organizzato un incontro, dal titolo ‘Come invecchiare in forma’, promosso dalla Sds, Regione Toscana, Cooperativa sociale G. Di Vittorio e Aima Firenze. A fare gli onori di casa ci hanno pensato il sindaco di Licciana Nardi, Renzo Martelloni e il presidente della Società della Salute Riccardo Varese . “E’ fondamentale invecchiare in forma e bene – ha esordito Varese -, la Lunigiana è ricca di persone anziane, la Sds si è sempre occupata di offrire loro servizi, basti pensare ai tre Centri Alzheimer che abbiamo sul territorio. La malattia colpisce la persona, ma anche la famiglia, ecco perché è necessario un supporto”. Il direttore Marco Formato ha moderato il dibattito. “Insieme si opera meglio che in solitudine – ha detto -, se sul territorio ci sono servizi e operatori disponibili, l’accompagnamento alla malattia diventa meno faticoso”.

Si è entrati nel vivo dell’argomento con Carolina Anna Mobilia, medico geriatra, che ha affrontato il tema dello sviluppo delle conoscenze. “Esiste un percorso che va oltre a diagnosi e terapia – ha detto – la famiglia ha bisogno di accettare la malattia, serve un’equipe che dia indicazioni sui servizi a disposizione, come il centro diurno, l’amministrazione di sostegno, la domanda di invalidità. Bisogna avere persone a cui potersi rivolgere per alleviare il peso dell’assistenza”.

Secondo intervento quello di Debora Luccini, assistente sociale della Sds. “L’Alzheimer è una malattia familiare – ha aggiunto -, la persona perde la capacità di riconoscere i propri cari, però rimane affettivamente legata. L’ammalato va preso in carico, ma anche tutto il nucleo familiare, noi dobbiamo fare in modo che il malato e la famiglia si fidino di chi lo cura. In Lunigiana ci sono tre centri Alzheimer, a Pontremoli, Villafranca e Pontremoli, aperti dalle 8 alle 18, che assistono circa 30 persone in totale. Altri servizi garantiti sono l’assistenza domiciliare, il ricovero in Rsa, il progetto Ancore: ai servizi si accede tramite il medico di base e i Punti insieme di ogni comune lunigianese”.

Manlio Matera, presidente Aima Firenze ha parlato nello specifico del progetto del Caffè Alzheimer, nato nel 1997 a Leida, in Olanda, grazie allo psicogeriatra olandese Bere Miesen, che lo pensò come uno spazio informale e de-istituzionalizzato per i malati e i loro familiari. “Oggi si deve parlare di demenza pensando a uno scenario nuovo – ha detto – , dato dalla ricerca e delle esperienze fatte nei luoghi di cura. E’ importante l’individuazione dei casi a rischio demenza e intercettare tempestivamente i casi, è inoltre possibile contrastare l’insorgenza della malattia con stili di vita adeguati. Il malato ha bisogno di relazioni affettuose e di cura, serve un supporto di competenza fornito dagli operatori ai familiari.

Il Caffè Alzheimer è un servizio a bassa soglia e alta capacità di contatto, è occasione di incontro e apertura nei confronti della famiglia che spesso tende a chiudersi. Si propongono attività musicali, la cura di piccoli animali, laboratori creativi, ma tutto deve essere fatto assieme”. Per finire Ilaria Gori, psicologa Aima, ha raccontato storie vissute da lei, nel suo lavoro. “Una nostra paziente era sempre disorientata – ha detto – ma il giovedì ricorda alla sua famiglia che vuole partecipare agli incontri. Abbiamo una coppia di amiche che vivono insieme: non si ricordano il loro nome, ma si confrontano su tanti argomenti. E poi una coppia affiatata che vede nel giovedì pomeriggio un modo di stare assieme, pur col progredire della malattia. All’interno del caffè riusciamo ad andare oltre la malattia, per poter vedere la persona”.

Redazione
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