Franco Nembrini Incontra i docenti dell’Is Pacinotti Belmesseri a Pontremoli e tocca il cuore di ognuno attraverso le sue parole

Venerdì 8 ottobre si è tenuto al Teatro Cabrini di Pontremoli un incontro di formazione per i docenti che, fin dalle prime battute, ha disvelato la profonda conoscenza del mondo coinvolgente e immenso dei giovani da parte del Professore Franco Nembrini, da sempre impegnato nel mondo della scuola. Una vita dedicata agli studenti, al punto tale da poterlo definire un “caro maestro”, nell’accezione dantesca del termine, citando proprio quella fonte che gli è più cara.

La finalità è stata specificatamente quella di confrontarsi in un momento storico così difficile per la scuola lunigianese, allo scopo di trovare suggestioni di ricomposizione di quel pensiero educativo che pone l’accento sulla relazione educativa come fonte primaria di attenzione e di cura, di assunzione reciproca di responsabilità e di consapevolezza dell’importanza del senso della vita. “Sentirsi vivi non equivale semplicemente a essere in vita”, e questo è ciò che distingue il burattino Pinocchio dal bambino vero nel quale è stato trasformato dopo una serie di peripezie. Una presa di coscienza della propria identità, del particolare valore di ognuno di noi, il cui contributo è prezioso per il mondo.

Non si può non cercare di portare linfa vitale nella scuola con lo scopo di ricostruire il proprio ruolo nel territorio e superare il divario che, con gli anni, si è venuto ad allargare sempre di più. La necessità di riappropriarsi dell’unità del pensiero ci porta alla precondizione di tornare all’unita di alunno, scuola, famiglia e territorio, andando così a restituire oneri e onori a tutte le componenti, tutte egualmente ricomprese nella grande responsabilità di costruzione del futuro di tutti e per tutti. E i riferimenti alla modernità di Dante, alla sua capacità di usare parole chiave per la vita di ciascuno di noi, unitamente alla nostra sete di relazione umana, ancora più forte se collocata in un contesto di limitazioni pandemiche, diviene occasione di riflessione, di comprensione e di ristrutturazione di pochi ma antichissimi principi.

Dante, autore del capolavoro letterario più grande dell’umanità, insegna che anche dai momenti più duri della vita possono nascere i miracoli, come dopo la condanna dell’esilio prese vita la Divina Commedia. E che proprio qui in Lunigiana dove era ospite vide riaccendersi il desiderio di riprenderne la stesura. La fatica e il dolore sono parte integrante e formativa della vita di un giovane ed è la noia il male più grande da cui rifuggire.

Il precettore che riesce a trasmettere il proprio vero e profondo interesse e la propria cura diventa l’insegnante di oggi che, guidato dalla propria passione, saprà far appassionare i suoi studenti e, attraverso la propria cura, saprà far sì che gli alunni si prendano, a loro volta, cura della famiglia, della scuola e del territorio in cui vivono, in nome di quella reciprocità educativa unico e solo collante dell’apprendimento.

Insegnante modello di riferimento cui rivolgersi e volgersi per costruire il proprio pensiero e la propria vita, consapevoli che nessun strumento tecnologico potrà mai rendere la grande efficacia dell’ascolto in vicinanza, occhi negli occhi, del valore della carezza e del sentirsi umanamente significativi, importanti e “disposti a riveder le stelle”.

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