Perché oggi sentiamo parlare del partito di Vannacci come un espediente neofascista? Quanto c’è di vero? Per farlo possiamo mettere a confronto tre manifesti: quello di Futuro Nazionale (2026), il Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile (1925) e il Programma di San Sepolcro (1919), sviluppato a partire dalle dichiarazioni espresse durante la fondazione dei Fasci italiani di combattimento.
Partiamo dalle somiglianze tra i primi due, che ci sono e sono soprattutto stilistiche e retoriche. Il manifesto di Gentile presenta il fascismo come religione eroica, disciplina di abnegazione degli interessi del singolo in favore della gloria della Patria, con lo Stato come entità suprema che subordina a sé gli individui.
Il paragone con il manifesto di Gentile
Il manifesto V.I.T.A.L.E. di Futuro Nazionale batte su tasti affini: la politica come “carattere”, il trittico coraggio-dovere-disciplina-sacrificio, la famiglia come “primo mattone della Nazione”, la comunità che viene prima dell’individuo. C’è poi il vitalismo, che è lo stilema fascista per eccellenza (Umberto Eco lo mette al centro del suo Ur-Fascismo): l’Italia descritta come “polveriera pronta a deflagrare”, l’energia compressa, la forza a cui dare direzione, il disprezzo esplicito per la “dialettica timida” e le “vie di mezzo”, cioè per la mediazione parlamentare, che nel 1925 Gentile liquidava attaccando il liberalismo “agnostico e abdicatorio” dello Stato costituzionale. E infine il leaderismo: “chi ama Futuro Nazionale, ci segua” è un calco quasi imbarazzante di stilemi dannunziano-mussoliniani, con quel “Destra PURA” che introduce un lessico di purezza che nella storia del Novecento non ha mai portato da nessuna parte di bello. Aggiugiamo poi che il sito dichiara l’adesione al partito europeo ESN, quello di AfD, e il quadro dell’ecosistema politico è chiaro.
Vediamo nello specifico la virtù, Futuro Nazionale dice che la politica è “prima di tutto carattere”. “Coraggio, dovere, disciplina, spirito di sacrificio: senza virtù non esiste una comunità solida – si legge nel manifesto -. La libertà senza responsabilità diventa fragilità; il diritto senza dovere diventa pretesa; l’orgoglio senza disciplina diventa vanità. Virtù significa anche rispetto delle istituzioni, della parola data e del bene comune.
Gentile scriveva invece: “La politica sentì e propugnò come palestra di abnegazione e sacrificio dell’individuo a un’idea in cui l’individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto; idea che è Patria”
È tuttavia necessario e doveroso evidenziare anche le differenze che ci sono tra i due documenti. Il manifesto gentiliano è un documento apertamente antidemocratico: legittima l’uso della violenza contro gli oppositori, perché ostacolare il partito e il suo capo significa minacciare la sacralità dello Stato, e si configura come giustificazione culturale delle leggi fascistissime che trasformano il potere in dittatura totalitaria.
Il fascismo storico ha tre pilastri definitori: Stato totalitario, partito unico, violenza politica come strumento legittimo. Il manifesto di Futuro Nazionale non contiene nulla di tutto ciò, anzi, formalmente invoca la “sovranità democratica”, la libertà individuale contro “censura e imposizioni ideologiche”, e opera dentro il gioco elettorale con tanto di tesseramento e informativa GDPR (Mussolini un banner dei cookie probabilmente non lo avrebbe mai messo). È retorica compatibile con la destra radicale nazional-populista europea, non un programma di abbattimento dello Stato liberale.
Ok, quindi Futuro Nazionale è un partito neofascista?
Tecnicamente no, o almeno non sulla base del solo manifesto. “Neofascista” in senso storiografico stretto (secondo la definizione dello storico Emilio Gentile) richiede il richiamo esplicito all’esperienza del regime, la nostalgia organizzativa tipo MSI delle origini, o la teorizzazione della violenza e della soluzione autoritaria: qui non c’è. La categoria corretta è forse “destra radicale sovranista con stilemi retorici di matrice fascista” che comprende vitalismo, culto della disciplina, organicismo comunitario, purezza, leaderismo. C’è anche un aspetto paradossale che bisogna notare: il fascismo di Gentile era statolatra fino al midollo (venerava l’autorità statale), mentre il manifesto FN attacca “uno Stato che diventa ostacolo” e la burocrazia diventando un frullato ideologico postmoderno più che una dottrina coerente.
E il programma di San Sepolcro?
Beh, conoscere il programma di San Sepolcro farebbe ricredere chiunque, e dimostra come Vannacci sia più lontano dal Mussolini del 1919 di quanto lo sia dal Gentile del 1925.
Il programma sansepolcrista chiedeva: suffragio universale con voto ed eleggibilità per le donne, abolizione del Senato, un’Assemblea Nazionale costituente, la giornata legale di otto ore, i minimi di paga, la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle industrie, una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo come vera “espropriazione parziale” delle ricchezze, il sequestro dei beni delle congregazioni religiose, il sequestro dell’85% dei profitti di guerra e la nazionalizzazione delle fabbriche d’armi. Praticamente una lista di cose che pure oggi si sentono chiedere in piazza, da partiti di tutt’altro schieramento, tanto che nel 1936 perfino il Partito Comunista d’Italia si dichiarò disposto a farlo proprio nell’Appello ai fratelli in camicia nera: “Fascisti della vecchia guardia! Giovani fascisti! Noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori e vi diciamo: Lottiamo uniti per la realizzazione di questo programma.(…) Diamoci la mano, figli della Nazione italiana ! Diamoci la mano, fascisti e comunisti, cattolici e socialisti, uomini di tutte le opinioni”.
Futuro Nazionale difende la famiglia tradizionale e le “feste” e i “riti civili”, San Sepolcro voleva sequestrare le mense vescovili; FN tuona contro l’assistenzialismo e mette il merito prima di tutto, San Sepolcro voleva espropriare progressivamente il capitale; FN vuole meno Stato e meno burocrazia, San Sepolcro voleva consigli tecnici del lavoro con poteri legislativi. Sul piano programmatico concreto, insomma, zero sovrapposizione: sono quasi antitetici.
Le parole però sono parte del DNA, il programma di San Sepolcro inizia così: “Italiani! Ecco il programma di un movimento sanamente italiano. Rivoluzionario perché antidogmatico e antidemagogico; fortemente innovatore perché antipregiudizievole. Noi poniamo la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti. Gli altri problemi: burocrazia, amministrativi, giuridici, scolastici, coloniali, ecc. li tracceremo quando avremo creata la classe dirigente”. Troviamo qualcosa di simile proprio nell’incipit del manifesto del partito di Vannacci: “VERA, ORGOGLIOSA, CONVINTA, ENTUSIASTA, PURA, CONTAGIOSA: l’unica Destra che Futuro Nazionale conosce”.
Per il resto la distanza resta più che siderale: Vannacci non esproprierebbe mai le diocesi, e non credo scenderebbe a patti con organizzazioni proletarie tanto da affidare loro industrie o servizi pubblici.
Insomma, finché nessuno teorizza la forza armata contro lo Stato, l’etichetta corretta resta quella di destra radicale con estetica fascistoide forse, non neofascismo.



