Notizie dalla Lunigiana e dal territorio apuano

Nei primi giorni di maggio del 2026, un presidente di regione si ferma con due sindaci al seguito e parla in un video su Facebook. Guarda fisso nella camera e utilizza la voce di chi conosce la storia. Il suo tono è affabulatorio, avvolgente, denso di riferimenti colti, tanto che con difficoltà si comprende se derivi da una spiccata sensibilità storica, da una edulcorante magnanimità amministrativa o da una conciliante disponibilità politica. Cita Giovanni dalle Bande Nere uomo che morì cinquecento anni fa e che voleva fare di Aulla “la capitale di un suo principato”.

Giovanni dalle Bande Nere acquisì Aulla ai danni dei Malaspina nel 1522. Le sue bande si estesero fino a Reggio Emilia, vivendo, secondo le cronache, alle spalle della popolazione inerme. Rimase due anni.

Giani è contro il CPR. Lo dice con chiarezza. Un Centro per il Rimpatrio in questo territorio sarebbe, parole sue, una scelta nefasta. Si opporrà con tutti i mezzi possibili, dice.

Le ragioni arrivano poco dopo, ordinate e precise. Prima ragione: il turismo, la valorizzazione, la direttrice culturale tra Aulla e il castello. Seconda ragione: le persone destinate al rimpatrio a volte restano per mesi, per anni. E quando restano, portano con sé congiunti, amici. Persone borderline. Persone responsabili di reati.

Il paesaggio dietro di lui non cambia. I castagni restano al loro posto. I sindaci anche.

È a questo punto che accade qualcosa di interessante.

Chi ascolta con attenzione nota che il discorso ha cambiato pelle senza avvisare. Si era parlato di turismo, di storia, di valorizzazione. Ora si parla di degrado. La parola cade nel video come una profezia biblica: “Il degrado che ogni CPR che è stato realizzato crea.”

Non è una parola nuova nel dibattito pubblico italiano. È una parola consumata, levigata, come i sassi del Magra che scorre a pochi metri di distanza. La usano in molti, da destra, da sinistra, dal centro, dal balcone. È una parola che non ha bisogno di spiegarsi: evoca qualcosa di viscerale, qualcosa che si capisce prima di pensarci.

Giani non spiega cosa intende per degrado. Non è necessario. Il suo pubblico sa già (o crede di saperlo).

Quello che resta sospeso nell’aria, tra il castello di Fosdinovo e lo smartphone che registra il video, è una domanda che il video non si pone. Se il CPR fosse una struttura rispettosa della dignità umana, se le persone al suo interno fossero trattate con i diritti che competono a qualunque essere umano indipendentemente dalla latitudine in cui è nato: cambierebbe qualcosa? Il castello sarebbe ancora in pericolo? La direttrice turistica sopravvivrebbe?

La domanda resta lì, sospesa.

Giani conclude. Si opporrà. La Lunigiana va valorizzata, non penalizzata. I due sindaci al suo fianco annuiscono. Il paesaggio dietro di lui è ancora lo stesso: castagni, pietra, castelli, fortezze. Giovanni dalle Bande Nere, da qualche parte nella storia, non commenta.

Direttore e fondatore de l'Eco della Lunigiana. Scrivo di Geopolitica su Medium, Stati Generali e Substack.

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