Dopo il 7 ottobre 2023, quando l’antisemitismo è tornato a mostrarsi senza maschere, la precisione storica non è più soltanto un dettaglio da appassionati studiosi della materia, ma un dovere. Per questo sembra necessario dover stabilire quali sono gli errori che si commettono in una giornata importante come quella del 27 gennaio, dedicata alla Memoria: tra cui quello di credere che sia una rimembranza una tantum, una per tutte, per chi è dolorosamente caduto nella seconda guerra mondiale.
Prima di tutto la Giornata della Memoria (27 gennaio) si concentra specificamente sulla Shoah, lo sterminio nazista degli ebrei e altre vittime delle persecuzioni razziali fasciste durante la Seconda Guerra Mondiale. In Italia abbiamo altre ricorrenze che ricordano eccidi nazifascisti, come il 25 aprile (Festa della Liberazione) o il Giorno del Ricordo (10 febbraio), che hanno ambiti più ampi o distinti: il primo commemora la fine dell’occupazione nazifascista e la Resistenza al regime e all’invasore, mentre il secondo si riferisce principalmente alle foibe e all’esodo giuliano-dalmata nel dopoguerra, con responsabilità attribuite anche a contesti jugoslavi post-bellici.
Cosa rende diversa la Shoah?
La Shoah non è solo una tragedia storica: è un progetto politico di annientamento totale, fondato su leggi razziali, burocrazia, deportazioni, campi di sterminio, collaborazione tra stati per renderlo possibile. È il primo caso nella storia contemporanea in cui un intero apparato statale decide che un popolo – quello ebraico – debba scomparire dalla faccia della terra per definizione biologica.
Per questo il 27 gennaio è una data precisa, non è intercambiabile e non può diventare un contenitore emotivo in cui all’interno “ci sta tutto”. È una giornata che riguarda solo e soltanto l’Olocausto (sei milioni di ebrei e altre categorie come rom, disabili e oppositori) e il ruolo italiano nelle persecuzioni.
La Giornata della Memoria è fissata al 27 gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz nel 1945 da parte delle truppe sovietiche ed è stata istituita con la legge n. 211 del 2000 per ricordare – nello specifico – proprio la stessa Shoah, le leggi razziali fasciste e le deportazioni italiane. Quindi sì, tocca in pieno la storia italiana ma non ne commemora gli accadimenti dovuti ad altre manovre politiche o strategiche naziste.
Gli eccidi nazi-fascisti in Italia come Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, le Fosse Ardeatine, Vinca, San Terenzo e molti altri sono crimini orrendi, ferite aperte, pagine di sangue che meritano studio, rispetto, commemorazioni serie. Ma non sono la Shoah.
Hanno un contesto diverso, dinamiche diverse, finalità diverse: rappresaglie, terrorismo militare, repressione del territorio.
Confondere tutto significa avere perso la memoria, quella vera, affidarsi all’indistinto morale, dove tutto è uguale, tutto è dolore collettivo, quindi niente è più specifico, riconoscibile, responsabilizzante. E forse oggi, distinguere e riconoscere la specificità di un evento in una realtà che crea una confusione quasi destabilizzante può essere davvero rivoluzionario.
