sabato, Agosto 13, 2022
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Peste suina africana: stop alla caccia in provincia e più controlli negli allevamenti

L’attività venatoria vagante con l’ausilio del cane, quella collettiva al cinghiale e l’attività di controllo e contenimento del cinghiale eseguita in modalità collettiva sono sospese fino a tutto il 31 gennaio nell’intera provincia di Massa Carrara, cioè nel territorio che corrisponde all’Atc (Ambito territoriale di caccia) numero 13”.
E’ quanto prevede l’ordinanza firmata dal presidente Eugenio Giani allo scopo di contenere la Peste suina africana, i cui primi casi si sono registrati all’inizio dell’anno in provincia di Alessandria e poi in Liguria, vicino ai confini regionali.

Il virus della Peste suina africana rappresenta un serio rischio epidemico per i suini allevati determinando, date le caratteristiche, un elevato indice di morbilità e mortalità con conseguenze dirette ed indirette sulle produzioni della filiera regionale. E’ per questo che si rende necessario controllare la diffusione della malattia nei cinghiali anche per proteggere i suini allevati.

L’ordinanza, oltre a sospendere l’attività venatoria prevede anche il rafforzamento della sorveglianza passiva attraverso l’esecuzione di battute di ricerca attiva delle carcasse di cinghiale, prioritariamente nella provincia di Massa Carrara.
Al tempo stesso nell’intera area viene incoraggiata e accelerata la macellazione dei suini negli allevamenti familiari e saranno intensificate e rafforzate la vigilanza sulle movimentazioni degli animali sensibili e verificate le condizioni di biosicurezza degli allevamenti.

Proprio ieri, a favore di provvedimenti sul contenimento della Peste suina africana si è espresso il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Vittorio Fantozzi, che ha presentato un’interrogazione nella quale afferma: “Chiediamo alla Regione Toscana di attuare con rapidità uno specifico piano per contrastare la peste suina africana.

L’annoso problema dell’invasione dei cinghiali è da anni al centro del dibattito, l’eccessivo numero di questi ungulati provoca gravi danni alle coltivazioni, nonché pericoli per l’uomo, anche in termini di incidenti stradali. Nella sfortunata ipotesi di diffusione anche in Toscana della peste suina africana, casi si sono registrati in Piemonte e Liguria, il numero spropositato dei cinghiali nei nostri territori rappresenterebbe un volano di devastante amplificazione per tale malattia. In poco tempo si genererebbero effetti negativi notevoli sul tessuto sociale, economico e produttivo, con l’inevitabile blocco degli allevamenti di suino. Le organizzazioni agricole esprimono un doppio timore, di tipo sanitario, per gli allevamenti, ed economico, con il rischio che alcuni stati extra-Ue blocchino l’importazione di tutte le carni suine italiane“, conclude Fantozzi.


Anche Confagricoltura ha preso posizione attraverso le parole del presidente toscano Marco Neri. “Sì alla costruzione di una task force sulla peste suina africana – dichiara il presidente regionale di Confagricoltura – Da parte nostra c’è massima collaborazione, daremo il nostro supporto anche attraverso i dati che abbiamo. Estendo l’invito a collaborare anche agli allevamenti familiari, in modo da avere un quadro trasparente e omogeneo del territorio: in questa fase, oltre agli allevamenti strutturati, è importante monitorare anche le realtà più piccole, che non hanno carattere d’impresa. Detto ciò al momento in Toscana la situazione è sotto controllo, non dobbiamo dare inutili allarmi. Ad oggi non risultano casi”.

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