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Parentuccelli Arzelà a scuola di memoria

Il viaggio e le riflessioni di cinque studentesse in visita ai campi di Auschwitz e Birkenau

Un viaggio ricco di profonda riflessione a contatto diretto con i luoghi dell’orrore della storia come la Shoah, termine con il quale si fa riferimento allo sterminio del popolo ebraico durante il secondo conflitto mondiale. E’ quello che hanno svolto di recente in Polonia ai campi di Auschwitz e Birkenau cinque studentesse dell’Istituto Superiore ‘Parentucelli Arzelà’ di Sarzana, tra i 38 ragazzi liguri vincitori della XIV e XV edizione del concorso ’27 Gennaio, Giorno della memoria’ a cura del Consiglio regionale.

Si tratta di Valentina Lazzini, Asia Boldrini protagoniste con un video in cui hanno raccontato l’olocausto ballando e recitando. E di Elena Cuomo e Veronica e Valentina D’Attardi. La prima ha sviluppato un elaborato riguardante le atrocità sui bimbi nei campi di concentramento, le altre due hanno narrato la deportazione di due ragazzi spezzini Franco Cetrelli e Adriana Revere.

Ad accompagnarle c’era il vicepreside Paolo Mazzoli in qualità di delegato  del dirigente Generoso Cardinale e, tra gli altri, un gruppo di consiglieri regionali, oltre al rabbino capo della comunità ebraica di Genova e ai rappresentanti dell’Aned.

Riflessione, dicevamo. “Il silenzio e il bisogno di raccontare – osserva Valentina Lazzini – sono i due sentimenti contrastanti che mi ha lasciato questa esperienza. Un viaggio che ti mostra fino a quanto può arrivare la crudeltà dell’uomo. Concludo con una frase della canzone di Francesco Guccini che mi ha accompagnata costantemente in questo viaggio, Recita così, ‘lo chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà’.

Asia Boldrini, da parte sua, commenta: “Credo sia stata l’esperienza più bella della mia vita difficile da raccontare. Un brivido di emozioni volte a ricordarci quanto sia importante non dimenticare che pensavano al peggio ma non all’impensabile”. 

Le fa eco Veronica D’Attardi: “Penso che questa sia un’esperienza unica da fare, e affinché la memoria non vada dispersa e ci si renda conto di cosa realmente vi è avvenuto in quei campi, una volta nella vita vanno sicuramente visitati. Studiare e vedere foto su libri o internet non sarà mai sufficiente per comprendere a pieno ciò che si prova quando si è fisicamente nel luogo’. 

“La giornata ai campi di concentramento – racconta invece Valentina D’Attardi – è stata sicuramente la più toccante del viaggio soprattutto da un punto di vista emotivo. È un’esperienza che, secondo me, studiata sui libri non fa comprendere realmente ciò che sia successo in quegli anni, le atrocità che hanno ricevuto i detenuti sono inspiegabili. D’ora in poi sicuramente mi porterò dentro più consapevolezza”.

“Penso che questo viaggio abbia lo scopo di attraversare gli anni passati – afferma Elena Cuomo – così da poterci rendere conto di ciò che è stato e che è capitato alla nostra gente; cari, bambini, uomini, che hanno vissuto solo un briciolo di vita di quella che avrebbero dovuto vivere. Questo viaggio insegna e accultura la mente così da poter portare al nostro prossimo messaggi di speranza, per un mondo migliore, che non andranno persi nel tempo ma custoditi così da non ripetere gli stessi errori del passato. Concludo con una famosa frase di Primo Levi: ‘Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario’”.

Redazione
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