lunedì 20 Maggio 2024

Munizioni italiane fermate in Senegal, le autorità devono chiarire

Ne abbiamo parlato la scorsa settimana, un carico di munizioni da guerra italiane è salito al centro di un giallo internazionale, dopo il sequestro avvenuto nel porto di Dakar, in Senegal. Si tratta di pallottole prodotte dalla Fiocchi, azienda di proprietà della famiglia dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Pietro Fiocchi, e del fondo di private equity della famiglia Montezemolo.

Cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando nello specifico:

– 3 container,

– 1 nave mercantile battente bandiera Guyana;

– 5 miliori di dollari di valore;

– la nave si chiama Eolika, fermata per rifornimento il 19 dicembre 2021, aveva fatto dichiarazioni giudicate incoerenti dalle autorità locali. I membri dell’equipaggio della nave erano ucraini, secondo quanto riferito dai media locali, e sono stati interrogati.

Difficile sapere chi sia il reale proprietario della Eolika. A disposizione ci sono le informazioni raccolte da siti senegalesi, che parlano di una “misteriosa impresa basata in Grecia, la Fast Marine Corp”. Dakaractu.com aggiunge qualche dettaglio, che però non è possibile confermare (nei siti marittimi di tracking le informazioni su proprietà e gestione sono nascoste): costruita nel 1983, la nave sarebbe passata di mano in mano, fino al 2018 quando sarebbe passata in gestione alla Shipping FZ Llc, con sede negli Emirati Arabi Uniti.

L’agosto scorso sarebbe stata acquistata dalla svizzera Intraco, la gestione affidata alla Fast Marine Corp. Secondo lo stesso sito, la Eolika sarebbe stata fermata già quattro volte negli ultimi quattro anni.

Negli ultimi giorni avviene una scoperta che aggrava ancor di più la situazione. Secondo gli inquirenti la Eolika è ufficialmente anche una nave fantasma. La Guyana ha infatti preso le distanze dal maxi sequestro di armi avvenuto alcuni giorni fa nel porto di Dakar: la registrazione della bandiera era scaduta il 10 dicembre 2021, negli stessi giorni in cui la nave, ormai vetusta si trovava in viaggio verso Dakar.

“Chiediamo a tutte le autorità italiane (sia nazionali che locali di La Spezia) competenti in materia di esportazioni di materiali d’armamento e di munizionamento militare e civile di fare immediatamente chiarezza e al Parlamento di richiedere con urgenza tutte le informazioni necessarie sulla notizia del sequestro in Senegal di un carico di munizioni di produzione italiana”.
Lo scrivono in un comunicato congiunto la Rete Italiana Pace e Disarmo, l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) e l’associazione Weapon Watch.

“Chiediamo innanzitutto all’Agenzia delle Dogane di rendere noto se le munizioni ritrovate sulla nave-cargo Eolika siano state esportate dall’Italia sulla base della necessaria autorizzazione rilasciata dall’Autorità nazionale UAMA (Unità per le autorizzazioni materiali  d’armamento) incardinata presso il Ministero degli Esteri. Chiediamo inoltre alla Capitaneria di Porto e all’Autorità Portuale della Spezia di rendere noto se il carico di munizioni sia stato imbarcato nel porto locale e se sia stata rilasciata tutta la documentazione richiesta della legge e siano stati effettuati tutti i controlli previsti”. 

La nave-cargo Eolika era diretta nella Repubblica Dominicana, ma – da un’indagine dell’Osservatorio OPAL sulle Relazioni governative – non risultano negli anni dal 2018 a 2020 autorizzazioni all’esportazione di munizionamento militare dall’Italia per il paese centroamericano. Tuttavia le licenze potrebbero essere state rilasciate lo scorso anno e per questo è necessario che UAMA e l’Agenzia della Dogane facciano chiarezza. 

“Sarebbe davvero molto grave – conclude la nota – se le varie autorità nazionali italiane e della Spezia non avessero provveduto ad ottemperare tutte le norme previste: ci troveremmo di fronte ad un traffico illecito di munizioni che vedrebbe implicata non solo una delle più note aziende italiane, ma le stesse autorità nazionali italiane”. 

Diego Remaggi
Diego Remaggihttp://diegoremaggi.me
Direttore e fondatore de l'Eco della Lunigiana. Scrivo di Geopolitica su Medium, Stati Generali e Substack.
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