mercoledì 30 Novembre 2022

Comitati Sarzana Che Botta e No Biodigestore: “La Regione ignora la crisi climatica e idrica”

Riceviamo e pubblichiamo:

Riproporre nel 2022 in piena crisi climatica e idrica un Piano regionale dei rifiuti, che segue le orme del Piano Burlando elaborato un decennio fa, è ad avviso dei Comitati Sarzana, che Botta! e No Biodigestore una scelta anacronistica. Dieci anni fa l’allarme per la siccità, gli eventi climatici estremi non erano a questi punti di drammaticità. Il testo del nuovo Piano, all’esame della Commissione regionale ambiente, ignora totalmente gli obiettivi di riduzione del 50% delle emissioni dei gas serra entro il 2030, ignora il drammatico alternarsi di eventi climatici estremi come alluvioni e periodi di forte siccità. Per lo smaltimento dei rifiuti organici vengono riproposti i biodigestori per la produzione di gas metano.

E’ una tecnologia che richiede grande consumo di energia in fase di avviamento e di produzione, che genera grandi quantità di CO2 sia in fase di trattamento del rifiuto che di generazione e upgrading del biogas (oltre 10 milioni di metri cubi l’anno per 60.000 tonnellate di Forsu). Il rendimento energetico risulta ben inferiore alle vere fonti di energie rinnovabili come fotovoltaico, idroelettrico ed eolico e necessita di grandi volumi di acqua (una tonnellata d’acqua per ogni 5 tonnellate di rifiuto).

Addirittura la novità del Piano è la previsione di un termovalorizzatore, tecnologia che l’Europa sta dismettendo, per far fronte all’eterno fallimento della raccolta differenziata a Genova. Al Consiglio regionale i comitati Sarzana, che botta! e No Biodigestore Saliceti per voce di Carlo Ruocco e dell’ingegner Lanfranco Pambuffetti hanno chiesto di avere lungimiranza e il coraggio di innovare, soprattutto nel settore del trattamento dei rifiuti organici. Il compostaggio, cioè la digestione aerobica dei rifiuti come avviene in madre natura, ridurrebbe notevolmente la CO2, il consumo di acqua, e consentirebbe di recuperare almeno il 30 % di materia (con l’anaerobico non si supera il 14%) da usare come fertilizzante prodotto naturale (compost) e di alta qualità in luogo di fertilizzanti chimici che inaridiscono i terreni.

“Gli impianti di compostaggio – notano i comitati – sono assai meno costosi, consentono di ridurre la TARI per le famiglie. Sono a bassissimo impatto ambientale e possono essere facilmente smantellati, riciclati, perché le opere in calcestruzzo sono limitate”. E’ stato sottolineato come gli impianti anaerobici giovano solo alle casseforti di Iren, grazie agli incentivi pubblici, pagati dai cittadini. Fortemente critica la posizione dei comitati, condivisa da Acqua Bene Comune e da Cittadinanzattiva, alla riproposizione nel Piano regionale del biodigestore a Saliceti a dispetto della sentenza del TAR Liguria.

Una scelta ancor più scellerata considerando che l’impianto cementifica una superficie di terreno agricolo pari a sei campi di calcio, sfonda con le vasche la falda idrica, pomperebbe acqua dalla falda in periodi di siccità, sorgerebbe affianco al TMB andato a fuoco nel 2013 come l’impianto di Malagrotta a Roma, in un sito dove già insiste un deposito di carburanti da 200.000 litri, il tutto in barba alla nuova normativa sul rischio incendi del 2019 non tenuta in nessun conto dalla Conferenza dei servizi. Il Piano, continua a ignorare la mappa del rischio sismico dell’ISPRA aggiornata al 2019, che vede quattro faglie attive nella piana di Santo Stefano Magra.

I comitati sottolineano come la decisione della Regione guidata da Giovanni Toti di inserire il digestore di Saliceti nel nuovo PGR come “completamento del polo integrato di Saliceti” è una scelta politica, non tecnica. Il “polo” potrà trattare oltre 200,000 ton/a di rifiuti urbani di cui solo il 25 % prodotti dai virtuosi spezzini, che pagano le tariffe più care in Liguria, nonostante siano i minor produttori di rifiuti pro capite e i più virtuosi nella raccolta differenziata. Oltre al danno, la beffa.

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