venerdì 14 Giugno 2024

Camorra, hub droga in Versilia, riciclaggio in un antico bagno

Operazione con decine di perquisizioni e 14 misure cautelari (quattro in carcere, cinque ai domiciliari) della Dda di Firenze coi carabinieri e Fiamme gialle di Lucca, per stroncare un hub della camorra per il traffico e la distribuzione all’ingrosso di droga facente capo a Vincenzo Saetta.

La droga veniva da Napoli e nella base operativa della pizzeria Spaccanapoli di Viareggio veniva distribuita a mediatori locali sulla Costa Ovest della Toscana.

Il quartier generale per decidere gli affari illeciti era nello storico stabilimento balneare Balena di Viareggio, uno dei più antichi d’Italia. Per i 14 indagati, di origine campana, raggiunti dall’ordinanza cautelare le accuse sono di associazione a delinquere e traffico di stupefacenti.

L’inchiesta nasce da un’indagine dei carabinieri di Lucca del marzo 2021, coordinata dalla Dda di Firenze, su un presunto “gruppo criminale di matrice camorristica”. Impegnati dall’alba 100 carabinieri e 30 militari della guardia di finanza di Lucca.

Nella pizzeria Spaccanapoli venivano confezionate ingenti partite di cocaina e hashish acquistate da potenti clan di Napoli. Lo stupefacente veniva distribuito a mediatori che poi a loro volta lo smerciavano in modo capillare ai pusher di strada operanti nella parte ovest della Toscana.

Sul filone del riciclaggio di denaro sporco in Toscana, le Fiamme Gialle hanno svolto indagini bancarie e patrimoniali da cui è emerso che pregiudicati, tra i vari beni, avevano acquistato lo storico stabilimento balneare di Viareggio, uno dei più antichi d’Italia, Balena.

Il bagno, va specificato però, non è più nella disponibilità degli indagati da qualche tempo e l’attuale proprietà risulta completamente estranea a queste vicende. Il Balena negli ultimi anni era divenuto luogo d’incontro per gli affari criminali della camorra sulla Costa Toscana.

Affari e incontri curati da Vincenzo Saetta, tra i 14 destinatari delle misure eseguite oggi per cui è sottoposto a misura cautelare in carcere. Saetta era già stato condannato definitivamente per il reato di usura aggravato dal metodo mafioso ma continuava le sue attività.

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