Sui luoghi di lavoro fa troppo caldo, un pericolo sottovalutato

operaio edile lavoro

“Non chiamateli colpi di calore: si tratta di stress termico, un fenomeno subdolo e molto pericoloso per molti lavoratori, in particolare nel periodo estivo e può portare fino alla morte. Pensiamo per esempio al settore dell’edilizia e agli operai che per ore stanno sui tetti: lo stress termico può portare a un calo dell’attenzione e l’incidente è dietro l’angolo. Chiediamo alle aziende di mettere in campo tutti i protocolli più scrupolosi e di organizzare il lavoro per ridurre al minimo il rischio: non si scherza con la salute delle persone”.

È un appello che arriva dal direttore di Confartigianato Massa Carrara, Gabriele Mascardi, per anni consulente per la sicurezza e la salute sul lavoro, che mette in guardia imprenditori e dipendenti da un fenomeno “spesso sottovalutato. L’abitudine a lavorare sotto il sole rappresenta un nemico subdolo e così, purtroppo,  le cronache ci hanno riportato drammatiche notizie di chi non è tornato a casa per le conseguenze drammatiche di un colpo di calore o di un infortunio provocato da un calo di attenzione derivante dallo stress termico”.

“La temperatura di questi giorni è altissima, in continua crescita: condizioni critiche. La direzione centrale dell’ispettorato del lavoro  d’intesa con il coordinamento tecnico delle Regioni, ha evidenziato l’opportunità di intensificare le azioni di prevenzione del rischio da stress termico, con particolare riferimento ai cantieri edili e stradali, all’agricoltura e al florovivaismo. È un’emergenza estiva ma non imprevedibile”.

D’altronde la normativa parla chiaro, come ricorda il direttore di Confartigianato: “Il Testo Unico sulla salute e sicurezza dei lavoratori indica tra gli obblighi del datore di lavoro quello di valutare ‘tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori’, compresi quelli riguardanti ‘gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari’. Quindi anche quelli derivanti dal calore. Per questo ricordiamo alle aziende che devono effettuare una specifica valutazione del rischio, soprattutto nell’edilizia, dove il rischio è molto alto sia per l’entità dell’esposizione sia per la pesantezza del lavoro, sia per l’elevato rischio infortunistico”.

“Entrano in gioco tanti fattori e le aziende devono tenerne conto: temperatura, esposizione, ventilazione, umidità e irraggiamento. Ogni cantiere deve essere valutato e ricalibrato giorno per giorno, verificando le previsioni e le condizioni meteorologiche, organizzando il lavoro in modo da ridurre il rischio e limitando le operazioni più pesanti o usuranti alle ore più fresche”.

Attenzione che riguarda le azienda ma pure i lavoratori, a cui va il secondo appello di Mascardi, anche in forma indiretta: “Pause e orari sono misure di prevenzione e gli stessi lavoratori sono invitati a rispettarle. Non possono essere lasciate alla libera decisione dei dipendenti perché basta poco per sottovalutare il pericolo: la valutazione soggettiva può essere falsata da troppi aspetti. Il corpo, esposto ad alte temperature e a grande fatica, potrebbe non avvertire l’accumulo di calore fino ad arrivare allo stress termico senza rendersene conto”. 

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