Bullismo, a scuole finite ne parliamo con Rossella Spinetta del Centro Studi Martha Harris Lunigiana

Photo by Morgan Basham on Unsplash

Finite le scuole anche in Lunigiana parliamo di un tema molto delicato e complesso che è quello del bullismo. Ne parliamo con Rossella Spinetta, psicologa e psicoterapeuta, presidente del centro studi Martha Harris Lunigiana, centro di studi psicoanalitici sullo sviluppo della personalità e delle interazioni umane modello Tavistock che ha sede ad Aulla e collabora con varie realtà sul territorio.


Partiamo da un episodio reale che una mamma ha raccontato a L’Eco della Lunigiana, avvenuto a suo figlio, un bambino del ciclo della scuola primaria.
Non citiamo volutamente né la scuola né il caso in maniera specifica con la volontà di non fare “gossip” ma di fare luce su un argomento spinoso di cui sempre più spesso si parla nel campo dell’educazione, ma che a volte non è conosciuto nelle sue molteplici implicazioni.

Per partire chiediamo a Rossella Spinetta: quando si può parlare di bullismo?
Il fenomeno bullismo può essere analizzabile da differenti punti di vista, ad esempio quello sociale, psicologico, legale ed è quindi molto ampio.


Il bullismo è un comportamento violento sia fisico (botte) che psicologico (parolacce, prevaricazioni) che si manifesta in maniera ripetuta e continuata nel tempo su un soggetto identificato come “debole” da parte di un “bullo” solitamente sostenuto e appoggiato da un gruppo ed è spesso collegato all’ambito scolastico e principalmente nella fase adolescenziale.
A volte si manifestano singoli episodi – che hanno un impatto negativo e simili ai comportamenti del bullismo ma che non sono definibili dentro questa categoria, si tratta a volte di comportamenti trasgressivi o antisociali che possono anche essere espressione di un grande disagio da parte di alcuni bambini o adolescenti legati a sofferenze emotive, a difficoltà scolastiche, o difficoltà relazionali o semplicemente impulsività.


E’ molto importante valutare i comportamenti, e agire con molta delicatezza prima di etichettare i bambini come “bulli” o “vittime” perché si rischia di metterli in ruoli rigidi da cui poi è difficile uscire.


Nel caso del bullismo è molto importante il ruolo degli adulti, la loro capacità di ascoltare e di creare una relazione di fiducia con i bambini e agli adolescenti perché possano sempre sentire di chiedere aiuto.


Quindi cosa possono fare gli adulti?
Un’ipotesi percorribile è rinforzare o realizzare condizioni aggregative per le famiglie e per i bambini e gli adolescenti, come potrebbero essere i centri aggregativi in cui si può trovare un ambiente protetto dove giocare, studiare, stare in gruppo. Nello stesso tempo offrire ai genitori spazi di condivisione e di riflessione in gruppo dove poter coniugare psicoanalisi e aiuto sociale.

Cosa potrebbe fare la scuola?
La scuola si trova in prima linea ad affrontare questa problematica, e credo che oltre i percorsi formativi offerti agli insegnanti sarebbe opportuno aprire spazi di riflessione e di ascolto per gli insegnanti, perchè possano essere trovare all’interno delle scuole soluzioni più efficaci alla prevenzione e risoluzione dei comportamenti bullizzanti. Sicuramente questa esigenza di ascolto del mondo della scuola appare oggi ancora più vera in questo periodo di pandemia in cui questa istituzione ha subito una grande riorganizzazione ed un grosso impegno.


Il nostro centro offre corsi di formazione e aggiornamento per insegnanti, attraverso il lavoro in piccoli gruppi dove la voce del singolo e la capacità di riflessione del gruppo sono i principali strumenti di apprendimento. Nello stesso modo il lavoro psicoanalitico con le famiglie favorisce e sostiene lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti considerando che i membri di una famiglia si influenzano l’un l’altro consapevolmente o inconsapevolmente.

Per quanto riguarda il tema che stiamo affrontando sarebbe sicuramente auspicabile una sinergia tra scuola, famiglia e territorio in modo da creare una rete che sostenga le vittime e aiuti i bulli in un processo di cambiamento. Credo che non esistano ricette facili o soluzioni magiche che possano risolvere queste problematiche, sicuramente si tratta di un processo complesso che richiede molto impegno e risorse.

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