domenica, Maggio 29, 2022
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Artigiani, perse 6.500 aziende in 6 mesi: gli istituti professionali sono la chiave del rilancio

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“Crisi, calo dei consumi, tasse, difficoltà ad accedere al credito, sono solo alcune delle cause che hanno costretto molti artigiani a chiudere bottega”.

“Nel primo semestre del 2019 si sono perse oltre 6.500 aziende artigiane. Un dramma senza sosta che ha determinato nell’ultimo decennio la chiusura di  165.600 unità”. A dichiararlo è il vice presidente di Confartigianato Imprese Massa Carrara, Stefano Bellè, analizzando i dati consolidati dei primi sei mesi dell’anno.

“Purtroppo – prosegue Bellè – il tessuto sociale sembra aver smarrito il valore intrinseco dell’artigianato che è l’espressione più autentica e concreta della cultura italiana. L’artigiano da sempre vive in simbiosi con il territorio in cui opera e per il quale rappresenta un indiscusso valore aggiunto. L’artigianato è, pertanto, un patrimonio da tutelare e salvaguardare perché, come l’arte, è espressione di bellezza e cultura. Non solo. Va aiutato a crescere e svilupparsi: la riscoperta degli antichi mestieri rappresenta nella crisi globale un’opportunità per i giovani che si affacciano nel mondo del lavoro. Una ricerca dell’Università Bocconi evidenzia come il rilancio dell’artigianato potrebbe portare un impatto del +1% sul Pil e produrre fino a 160mila nuovi posti di lavoro”.

Le strategie da mettere in campo sono diverse e richiedono il contributo di tutte le parti sociali ed economiche: “Per rilanciare questo settore – conclude il vice presidente di Confartigianato – riteniamo necessario, oltre ad abbassare le imposte e alleggerire il peso della burocrazia, rivalutare il lavoro manuale che, negli ultimi anni, è stato dipinto come un mondo residuale. Come? Servono robusti investimenti nell’orientamento scolastico e nell’alternanza tra scuola e lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese e che oggi , invece, sono percepiti dall’opinione pubblica come scuole di serie B. Per alcuni, infatti, rappresentano una soluzione per parcheggiare per qualche anno quei ragazzi che non hanno una grande predisposizione allo studio”.

Insomma, l’obiettivo per Bellè è quello di “investire nell’artigianato partendo da un grande progetto culturale e sociale. E affinché questo accada è necessario costruire progetti di filiera con i quali far dialogare sempre più intensamente il talento creativo, quello artigiano e quello imprenditoriale”.

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