mercoledì 30 Novembre 2022

Apuane Libere chiede ai candidati locali: “Quanta tutela dell’ambiente c’è nei vostri programmi”?

Riceviamo e pubblichiamo:

Quanta tutela dell’ambiente ricompreso all’interno della catena montuosa delle Alpi Apuane, è presente nei programmi elettorali per le prossime elezioni che rinnoveranno il Parlamento della Repubblica Italiana? Le recenti modifiche costituzionali degli articoli 9 e 41, verranno messe in pratica o resteranno lettera morta? Qualche candidata o candidato, ha interesse nel portare avanti una politica di riconversione industriale del settore lapideo?

“Queste e molte altre – spiegano dal tritone apuano – sono le domande che molti nostri soci e simpatizzanti, vorrebbero fare ai candidati del territorio impegnati nella corsa agli scranni di Camera e Senato. Purtroppo però, consci che non riceveremo risposte adeguate alla cura che necessiterebbe questo splendido ma fragile angolo del pianeta – le Alpi Apuane – da sentinelle che svolgono gratuitamente monitoraggi, segnalando molto spesso gravi abusi ambientali, vogliamo quanto meno informare gli aventi diritto al voto, dell’attuale stato di salute di questi monti toscani. Allo stato attuale gli ecosistemi apuani vengono uccisi in due modi. Il primo – il più evidente – è attraverso la bieca devastazione, attuata liberalizzando sempre più un’escavazione senza controllo sui monti e consentendo abbattimenti di piante senza alcuna regola né un processo organico di ripristino, all’interno dei boschi.

L’altro – molto più subdolo e furtivo – avviene indebolendo gli organi di controllo riducendo loro le risorse, il personale ed aumentando la quantità di tutte le pratiche amministrative/burocratiche da espletare così da inevitabilmente ridurre le disponibilità per i controlli. Purtroppo quest’opera di smantellamento – specialmente in quegli enti preposti al controllo dell’ambiente apuano – è in atto già da diversi anni e pare avviata verso un inevitabile drammatico epilogo. La situazione oggi presenta le province di due Sovrintendenze – Massa e Lucca – accorpate con un organico di soli 3 architetti che devono vagliare tutta l’enorme mole di pratiche prodotte e che ovviamente non hanno ragionevole tempo per farlo e soprattutto per evitare tutti i possibili abusi, spesso celati all’interno delle procedure avviate da chi vuole soddisfare i propri appetiti economici. Si aggiunga che la commissione paesaggistica regionale da marzo non è stata rinnovata, di conseguenza laddove non ci sono vincoli diretti, viene in grandissima parte autorizzato per silenzio-assenso, non avendo la sovrintendenza l’organico per esaminare le pratiche approfonditamente: tutto questo lascia ai siti estrattivi, una libertà di manovra assoluta continuando a incrementare quella deregulation e assoluta mancanza di controlli più volte oggetto di denuncia da parte nostra.

Per non parlare poi di un organico di Carabinieri Forestali assolutamente insufficiente e spesso trattenuto negli uffici da incartamenti burocratici, anziché di avere la forza per presidiare all’esterno ed uno staff di 20 tecnici per gestire il mare magnum amministrativo prodotto dalle 200 cave esistenti.

Per completare il quadro abbiamo un Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane con soltanto due guardiaparco che, oltre a vigilare ed allertare in caso di calamità (incendi, frane, alluvioni, epidemie di animali etc.) su un territorio di oltre 20000 ettari, dovrebbero da soli opporsi a tutti gli abusi che vengono quotidianamente compiuti.  

La stessa ARPAT ha le mani legate in quanto non riesce, per mancanza di fondi, a tenere testa alle molte attività a suo carico per la tutela dell’ambiente: solo per fare un esempio il monitoraggio della qualità delle acque viene effettuato con sempre minor frequenza per mancanza i fondi, con grave rischio per le falde acquifere da cui preleviamo l’acqua che finisce nei nostri acquedotti, ma anche nei laghi, nei fiumi e nel mare. Questo vale anche per l’emergenza smaltimento marmettola, recentemente assurta agli onori della cronaca anche in questo caso non per il disastro che da sempre produce, quanto per le difficoltà dei “poveri” imprenditori del marmo (volutamente) esautorati grazie alla compiacenza della politica dal trovare la soluzione al problema da essi stessi generato.

Anche se prevediamo che il primo partito sarà sicuramente l’astensionismo – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – ci dispiace constatare come in alcune enclave, ad esempio nell’Alta Versilia o in Gargagnana, molto spesso i bacini elettorali dove i candidati delle diverse coalizioni vanno ad attingere voti ed a fare promesse, ricalchino in maniera lobbistica e trasversale quelli estrattivi. I professionisti della politica – specialmente in questi tempi di crisi climatica accellerata – non possono più procrastinare il loro deciso intervento: le istituzioni ed il governo regionale in primis, devono agire con fermezza prima che questa situazione, che ormai ha già oltrepassato il limite della sostenibilità, si trasformi in una vera e propria tragedia annunciata, perché in caso contrario, se il mandante di questo delitto premeditato sono da sempre gli appetiti speculativi dei “prenditori” del marmo, i veri mandanti cui attribuirne la responsabilità saranno inevitabilmente i politici conniventi e scientemente immobilisti. Dopo aver sdoganato nel 2015, grazie all’ approvazione del Piano di Indirizzo Territoriale, la riapertura di tantissime nuove ferite (leggasi cave) rimarginate da oltre 40 anni – conclude Briccolani – è ormai chiaro che con il nuovo Piano Integrato per il Parco, la giunta Giani vorrebbe dare la mazzata finale a queste bellissime montagne toscane ed è per questo che ci permettiamo di diffidare chi andrà alle urne il 25 settembre, dal sostenere tutte quelle forze politico-partitiche che governano i comuni apuani: perché non ve ne è alcuna che abbia a cuore le componenti ambientali di questa straordinaria catena montuosa.

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