Crediamo sia importante condividere con i lettori quanto scritto in una nota dalla Commissione Alpinismo Giovanile CAI Massa:

Riteniamo opportuna la riflessione che anche le istituzioni stanno facendo sugli incidenti in montagna e sulla sua frequentazione. Ciò che noi frequentatori dei sentieri e operatori del Club Alpino Italiano vediamo da troppo tempo oggi ha raggiunto anche gli occhi e i pensieri di chi ha il compito di governare il territorio. Da anni il Club Alpino Italiano e il Soccorso Alpino promuovono campagne di sensibilizzazione per la corretta frequentazione dei sentieri, in estate e in inverno, purtroppo gli appelli dei tecnici del soccorso al verificarsi degli eventi trovano spazio e discussione solo nei giorni immediatamente prossimi all’accaduto.
Come Accompagnatori e accompagnatrici di Alpinismo Giovanile, avendo un rapporto costante da quasi 30 anni con gli adolescenti, ci permettiamo di aggiungere una riflessione a tutto questo.

La montagna, come il mare, è un elemento naturale in cui il rischio di incidente esiste ed esisterà sempre. La tecnica escursionistica e alpinistica in sé certamente aiuta a ridurre quel rischio intrinseco, ma è la cultura della montagna che a nostro parere fa la differenza.

Oggi purtroppo notiamo che il messaggio e la narrazione della montagna ha assunto aspetti quasi prettamente consumistici, spesso banalizzando l’ambiente equiparandolo, ad un enorme parco divertimenti che assomiglia, né più né meno, a qualsiasi luogo di divertimento cittadino. Vengono promosse iniziative ludiche in quota, apericene, pacchetti turistici dove anche le attività alpinistiche assomigliano ad gioco da luna park: viene violato il senso dell’ambiente, della natura, riducendo il sentiero, il rifugio, la vetta a mero luogo di consumo e di profitto. 

Tutto questo contribuisce a nostro parere a banalizzare la montagna e a sottovalutarne i rischi: se si fa un evento con musica tecno e “spritzino”, come lo si fa nel bar sotto casa, significa che in montagna ci si possa andare così come si esce il sabato sera, con i soliti vestiti, con la solita mentalità.

Ma la montagna è altro, è un ambiente culturale, naturale che non può essere visto con gli occhi della città, non può essere visto come un enorme luna park dove, pagando, si possono soddisfare le nostre necessità adrenaliniche o la voglia di esporci sui social. 
A fianco ad un intervento sulle modalità tecniche dell’andare in montagna, noi riteniamo che sia la cultura delle terre alte a salvare il nostro ambiente montano, soprattutto quello delle Alpi Apuane che fa della sua fragilità un’eccellenza straordinaria e che merita di uscire da quel circuito vizioso del mero consumo dei nostri bisogni. Ciò che a nostro parere le istituzioni potrebbero fare è quello di iniziare a guardare la città con gli occhi della montagna, costruire percorsi culturali, che poi possono diventare escursionistici, nei quali si valorizzino i valori dell’ ambiente, le sue caratteristiche anche ostili, ma che ci aiuteranno a preservarla per quello che è e non per quello che vorremmo che economicamente fosse.

 

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