38 anni dopo Farmoplant: la bonifica che non c’è

Il 17 luglio ricorre l’anniversario della chiusura dell’ex Montedison-Farmoplant (oggi Edison SpA), lo stabilimento chimico di Massa-Carrara esploso nel 1988. Quella data avrebbe dovuto segnare la fine di un capitolo doloroso, con l’individuazione dei responsabili e la bonifica del territorio. Invece, a distanza di quasi quattro decenni, la politica continua a deludere: promesse elettorali, studi costosi e nessuna soluzione concreta.

Politica e bonifiche: un circolo vizioso di promesse

Negli anni, le istituzioni hanno trasformato la questione Farmoplant in una strategia di comunicazione permanente. Campagne elettorali si susseguono, ma le risposte latitano. Risorse pubbliche – umane e finanziarie – vengono sprecate in studi affidati ai “soliti noti”, senza risultati tangibili. Un esempio? La Sogesid SpA (società in house del Ministero dell’Ambiente) ha elaborato nel 2020 uno studio sulla bonifica della falda Sin/Sir apuana, ma le associazioni locali hanno dovuto chiedere accesso agli atti per capirci qualcosa.

I soldi ci sono (o forse no): il balletto dei finanziamenti

Nel 2016 e 2018, gli accordi di programma avevano stanziato 25,5 milioni di euro per la bonifica dell’intero Sin/Sir apuano. Peccato che quei fondi siano stati revocati per decorrenza dei termini. Nel frattempo, la Sogesid ha appaltato lavori per soli 7,5 milioni, nonostante la Regione avesse aggiunto altri 12 milioni – cifra comunque insufficiente, secondo gli addetti ai lavori. Domanda scomoda: questi interventi partiranno mai? E se sì, si tratterà di una vera bonifica o solo di una “messa in sicurezza” di facciata?

38 anni dopo Farmoplant: la bonifica che non c’è - bonifica, farmoplant
Cittadini di Massa (MS) si radunano davanti ai cancelli dello stabilimento Farmoplant per ottenere notizie sull’incendio del 17 luglio 1988

Massa-Carrara muore di cancro: i dati che nessuno vuole vedere

Mentre si spendono milioni in studi, la popolazione continua a pagare il prezzo più alto. A Massa-Carrara si muore di cancro più che altrove, come confermato dallo studio epidemiologico nazionale Sentieri (Istituto Superiore di Sanità) e dal percorso partecipato Sintesi. A pagina 168 dello studio Sogesid, si legge chiaramente: la contaminazione colpisce gli abitanti del Lavello, della Partaccia e del Casone, oltre alle attività turistiche a valle dell’ex Farmoplant. Il mare? È il “corpo recettore ultimo” di tutto questo.

La richiesta delle associazioni: basta chiacchiere

Il Coordinamento Cittadino Ambiente (CCA dbr) – composto da ADiC Toscana, Movimento Consumatori, Forum Acqua, Comitato Apuano Salute Ambiente e altre realtà – chiede risposte concrete. Non più promesse, non più studi infiniti. Solo fatti: bonifiche vere, trasparenza e giustizia per un territorio che aspetta da 38 anni.

Redazione
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