Anche se molti adesso se ne saranno dimenticati, c’è stata una promessa elettorale di quasi 2 anni fa che ha rischiato di far diventare Fivizzano il centro di una audace mossa comica. In pochi forse rammentano l’esistenza del fantomatico progetto “Jacopo da Fivizzano” della Lista Destinazione Futuro.
Facciamo un passo indietro. Il programma, pubblicato sulla pagina Facebook della lista il 20 maggio 2024, annunciava l’arrivo di “soggetti operanti nel campo delle nuove tecnologie” pronti a instaurare a Fivizzano “attività di formazione per le nuove figure professionali operanti attraverso le nuove tecnologie quali ad esempio la realtà aumentata o il Metaverso“. Le promesse erano davvero interessanti: scuole di formazione, centri di ricerca, un rilevante numero di studenti e docenti in arrivo, un centro di eccellenza che avrebbe persino dialogato con l’Ospedale per sperimentare la telemedicina. Tutto bellissimo, scritto senza un solo nome, un solo partner, un solo euro di copertura finanziaria.
Due anni dopo, primavera 2026, mentre il petrolio è alle stelle e Trump da Nobel per la pace è diventato l’ennesimo presidente americano a scatenare una guerra in medio oriente, il Metaverso non è in crisi: è clinicamente morto. E a staccare la spina è stato proprio il suo creatore. Nel marzo 2026, Meta ha confermato la chiusura definitiva di Horizon Worlds dalla piattaforma VR, con spegnimento previsto per giugno. A gennaio aveva già licenziato 1.500 dipendenti della divisione Reality Labs — circa il 10% dell’organico — e chiuso tre studi di sviluppo interni. L’app di fitness VR Supernatural, acquistata per 400 milioni di dollari nel 2023, è stata messa in “modalità manutenzione”: niente nuovi contenuti, si spengono le luci e si va a casa. Le perdite cumulative di Reality Labs hanno superato gli 83 miliardi di dollari dal 2020. Per dare un ordine di grandezza: è una cifra superiore al PIL di circa sessanta nazioni sovrane. Non di villaggi, di nazioni.
Anche Disney aveva già smantellato la propria divisione metaverso. Microsoft aveva dissolto il team dedicato al metaverso industriale. Walmart si era ritirato. I terreni virtuali — sì, esistevano persone che compravano appezzamenti nel nulla digitale — hanno perso il 99% del loro valore: lotti che nel 2022 valevano milioni oggi si scambiano a poche centinaia di dollari. L’economista Dean Baker ha calcolato che i 77 miliardi investiti da Zuckerberg nel Metaverso non rappresentano solo una voce di bilancio in rosso, ma un costo per l’intera società: risorse, talenti e materiali sottratti a impieghi produttivi. Baker ha osservato con una certa causticità che persino i materiali da costruzione usati per l’espansione degli uffici di Meta avrebbero potuto servire per edilizia residenziale nell’area della Baia di San Francisco.
Fivizzano scampato al disastro
Ora, trasferiamo questa scala di disastro su Fivizzano: un comune di poco meno di 7.000 abitanti, sceso dai 18.000 del dopoguerra, dove lo spopolamento è il problema strutturale numero uno e dove – come ha raccontato il sindaco Gianluigi Giannetti – lo scuolabus parte ogni mattina con dieci mezzi per un costo di 600.000 euro l’anno. Un comune dove praticamente gli unici impieghi sono nel settore pubblico, in ospedale, nelle scuole, nel turismo. Ecco, in questo contesto, una delle proposte era investire sul Metaverso. È come se nel 1912 il sindaco di un paesino costiero avesse proposto di investire i risparmi della comunità in azioni della White Star Line, la compagnia del Titanic, tre giorni prima della partenza inaugurale. Come se in una scommessa in una corsa di cavalli, qualcuno avesse poposto di puntare su un cavallo morto.
Ora, chiaramente, dopo due anni, non c’è nè la voglia, nè la necessità di accanirsi contro chi ha perso un’elezione. Piuttosto è importante prendersela con il vizio ricorrente – nella politica locale e più su larga scala – di farsi abbindolare spesso dalle parole d’ordine della tecnologia, usate bene dai fuffa guru, recepite come oracoli da chi non è del mestiere. “Metaverso” nel 2024 era già una parola che faceva sorridere gli addetti ai lavori (che venivano tacciati di portasfiga). Mark Zuckerberg stesso, come hanno documentato diverse testate, aveva smesso di pronunciarla negli incontri con gli investitori già dal terzo trimestre del 2024, sostituendola con formule vaghe come “la prossima piattaforma di computing”.
Ma c’è un aspetto ancora più insidioso: la vaghezza.
Il programma di Destinazione Futuro non nomina un’azienda, un ente, un’università, un investitore. Non quantificava un budget. Non spiegava quale tipo di formazione, per quali figure professionali, con quale sbocco occupazionale. “Soggetti operanti nel campo delle nuove tecnologie” (già!) è una formula che può significare tutto e niente — e di solito, in politica, significa niente. È l’equivalente di un curriculum che alla voce “competenze” scrive “problem solving e team building”, “uso del pacchetto office”: parole che occupano spazio senza dire assolutamente nulla.

Se Destinazione Futuro avesse vinto e avesse effettivamente destinato risorse comunali a progetti legati al Metaverso, oggi Fivizzano si ritroverebbe ad aver investito in un cadavere tecnologico, col cervello congelato e il corpo con la spina staccata. In un momento storico in cui Meta stessa sta ridirigendo ogni centesimo verso l’intelligenza artificiale, con investimenti previsti tra i 115 e i 135 miliardi di dollari nel 2026, scommettere sul Metaverso da un borgo lunigianese sarebbe stato come puntare su un piano quinquennale nel 1991.
Quello che serve a Fivizzano è sotto gli occhi di tutti, e non richiede visori VR o tute spaziali: turismo lento e sostenibile in un territorio che abbraccia due parchi nazionali, valorizzazione di un patrimonio storico che va dalla preistoria ai Medici, potenziamento dei servizi sanitari e scolastici, connettività reale (se Open Fiber c’è ancora batta un colpo) quella dei cavi in fibra ottica, non quella degli avatar che giocano assieme in una piazza Medicea virtuale. La realtà è già abbastanza impegnativa per un comune che combatte ogni giorno contro lo spopolamento, le buche nelle strade, le frane, la gente che se ne va e i negozi che non ci sono. A volte, la migliore innovazione è semplicemente non inseguire l’ultima moda della Silicon Valley.
