Nella giornata nazionale dedicata al personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato, questa mattina (20 febbraio), alla presenza del presidente dell’ordine dei medici di Massa Carrara Carlo Manfredi, del direttore sanitario dell’ospedale Apuane Giuliano Biselli, del direttore dell’unità operativa di Medicina dell’ospedale Apuane Guido Bianchinie di un nutrito e commosso gruppo di operatori sanitari e familiari delle vittime, si è tenuta la cerimonia di commemorazione dedicata a Cesare Landucci, Nazzareno Catalano, Raffaele Antonio Brancadoro e Marco Morale, medici della provincia di Massa Carrara scomparsi a seguito della contrazione del Covid durante la pandemia.

“La commozione e il dolore sono ferite ancora aperte – ha commentato il dottor Bianchini – e dobbiamo essere testimoni del ricordo dei colleghi scomparsi. E’ inoltre fondamentale non dimenticare quanto la pandemia ci ha tristemente insegnato, per trovare la forza di far fronte alle sfide che potrebbero ancora vederci impegnati in futuro”.

Un momento di raccoglimento all'ospedale Apuane per ricordare i medici deceduti per il Covid - covid, medici

“Oggi – ha detto il dottor Manfredi – ricordiamo medici caduti sul campo nell’espletamento del loro dovere professionale. Medici che si sono sempre caricati sulle spalle le persone affette da malattie e della sofferenza che questa condizione comporta. Vivendo la loro professione come un dovere, anche di fronte a un virus ignoto e imprevisto, senza mezzi e senza certezze, si sono adoperati al meglio delle loro possibilità mettendo in campo tutte le loro risorse. Man mano che le nostre armi si sono affilate – vaccini e antivirali in primis – si è riaccesa la speranza e la popolazione ha parteggiato per i medici, che erano considerati degli eroi così valorosi da rimetterci anche la vita, come è successo dolorosamente ai colleghi che oggi commemoriamo. Ma il legame, anche emotivo e affettivo, è la fiducia fra popolazione e medici si è via via sfilacciato, al punto da essere sostituito da una progressiva aggressività diffusa che mina la relazione di cura. Un vero peccato perché siamo alla vigilia di nuove possibili minacce e non è stato ancora approntato il piano pandemico per reggere l’impatto di nuove pandemie. La situazione, quindi, è abbastanza difficile. Ci auguriamo che nel più breve tempo possibile venga definito il nuovo piano pandemico e che si ricomponga un’unità di intenti fra popolazione e classe medica nell’interesse del benessere e della salute generale”.

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