Un pomeriggio qualunque di metà aprile al parco di Crociata, quello che i sarzanesi chiamano ancora “il Bertone”, si è trasformato nella scena di un atto di crudeltà che la cittadina ligure fatica a metabolizzare. Un uomo di nazionalità nigeriana è stato sorpreso dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato mentre, dopo aver ucciso un gatto, tentava di darne fuoco alla carcassa per consumarne le carni. L’intervento è scattato grazie alle segnalazioni di alcuni cittadini che avevano notato movimenti sospetti e colonne di fumo all’interno del parco.

Il felino, secondo la prima ricostruzione, era stato ucciso poco prima dell’arrivo delle pattuglie. A rendere nota la vicenda è stato l’assessore alla Sicurezza Stefano Torri, che ha ringraziato formalmente le forze dell’ordine per aver fermato il soggetto prima che l’atto potesse giungere a compimento definitivo, sottolineando che «chi viene ospitato nel nostro Paese ha il dovere di rispettare le nostre leggi e la nostra sensibilità verso gli animali».

Sul piano giudiziario il responsabile si trova ora a dover rispondere del reato previsto dall’articolo 544-bis del Codice Penale, quello che punisce chi cagiona la morte di un animale per crudeltà o senza necessità. E il tempismo, per lui, non è dei migliori: la Legge 6 giugno 2025 numero 82, entrata in vigore il 1° luglio 2025, ha inasprito in modo significativo le pene per i delitti contro gli animali. La pena base oggi va dai sei mesi ai tre anni di reclusione, accompagnata da una multa tra i cinquemila e i trentamila euro. Qualora venissero accertate sevizie o crudeltà prolungate, e il tentativo di dare fuoco a un animale ancora vivo o appena ucciso ben si presta all’ipotesi aggravata, la pena detentiva sale da uno a quattro anni, con multa fino a sessantamila euro.

Sul fronte del procedimento penale è attesa la costituzione di parte civile delle principali sigle animaliste. ENPA, LAV e OIPA, insieme all’associazione locale Impronta, che opera presso il canile di San Venerio a La Spezia, sono le realtà che più probabilmente affiancheranno la Procura per garantire che le indagini arrivino fino in fondo e che l’eventuale condanna si accompagni alle sanzioni accessorie.

C’è però un’altra lettura della vicenda che non va trascurata, e riguarda lo stato del parco. L’ultimo bando per la gestione dell’area, indetto nel 2024, era andato deserto, e da mesi forze politiche di opposizione denunciano condizioni di progressivo degrado. Un’area verde abbandonata a se stessa diventa, quasi per legge fisica, una zona franca in cui situazioni di marginalità possono degenerare in episodi di questo tipo. L’amministrazione Ponzanelli ha confermato la volontà di restituire il parco alla cittadinanza attraverso un nuovo bando, con l’obiettivo dichiarato di riportare “aggregazione positiva, ordine, luce e legalità”.

La richiesta che monta da Sarzana è netta: applicazione piena e rigorosa della legge 82/2025, senza sconti e senza le solite attenuanti di comodo. Perché una norma severa serve a poco se nei tribunali viene poi smussata fino a diventare una carezza. E perché la civiltà di un Paese, al netto della retorica, si misura anche dal modo in cui tratta chi – gatto randagio di un parco di provincia compreso – non può difendersi da solo.

Desk della redazione, con questo account pubblichiamo comunicati stampa, eventi e notizie di carattere regionale e nazionale

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Massa con il numero di registrazione 196/1 del 04/2015.
Iscrizione ROC. N. 36086.
 
Chi siamo
L’Eco della Lunigiana è un quotidiano online dedicato al territorio lunigianese e non solo. Con interviste, inchieste, video, approfondimenti e report di eventi culturali e sportivi.
 
Direttore Responsabile: Gustavo Diego Remaggi
© 2026 Eco della Lunigiana. Un design ThemeSphere, rielaborato in redazione.