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Moody’s promuove l’economia italiana

L’Italia supera l’esame di Moody’s che ha confermato il rating Baa3 e alzato l’outlook a stabile, grazie alle ricadute positive del Pnrr, al balzo in avanti delle banche e alla diminuzione dei costi energetici. Sollievo, quindi, per l’Italia che si prende anche una rivincita: Citigroup, che a settembre aveva consigliato di vendere i Btp italiani a causa dello spread, ha riconosciuto il proprio errore.

La buona valutazione dipende anche da cause più “macro”. Il mondo non può permettersi nuove crisi finanziarie, inoltre la nostra economia è in crescita e in una situazione migliore di quella di altri Paesi europei. Certo c’è la stagnazione, oltre a un debito pubblico atavicamente alto, ma per Moody’s la situazione è in miglioramento. Alcuni Paesi a economia avanzata hanno una posizione debitoria ben peggiore rispetto al nostro. Il Giappone, per esempio. E gli Stati Uniti, che per il quarto anno consecutivo chiuderanno con un deficit stratosferico (8%), contro il 5% dell’Italia. Se il nostro Paese fosse nella stessa situazione, sarebbe in default da tempo.

Il rating positivo di Moody’s ha spinto in alto i titoli bancari italiani grazie al calo degli spread Btp-Bund. Investire sulle banche è redditizio, perché hanno un valore borsistico molto più basso rispetto a quello reale e, in un periodo di tassi alti, il settore non può che crescere. Ora, forse, acquistare titoli bancari potrebbe sembrare tardivo, ma il comparto potrebbe riservare ancora soddisfazioni. Il mercato ha comunque valutazioni ancora basse e dunque, nonostante il rallentamento economico, le Borse europee non hanno nessun motivo per scendere. Messa in pausa la saga dei tassi, Christine Lagarde punta sul progetto dell’unione del mercato dei capitali. Il settore obbligazionario è tre volte minore di quello americano, e il rapporto Ue-Usa del capitale di rischio è di uno a cinque. Tra i benefici, la possibilità di incrementare i finanziamenti alle aziende più innovative per realizzare il progetto anche se è necessario risolvere alcuni nodi, come per esempio il nuovo patto di stabilità. 

Riguardo alle materie prime, il gas si è stabilizzato nella fascia 40-50, mentre il petrolio è poco sopra gli 80 dollari al barile. 

Il Financial Times ha rivelato che il petrolio russo non viene quasi mai venduto sotto i 60 dollari al barile. Le sanzioni e il price cap sono stati introdotti da un quinto del mondo. Il resto continua a commerciare con Mosca. Dopo la vittoria del filo-americano Javier Milei, l’Argentina potrebbe cambiare la propria posizione sullo scacchiere mondiale anche se sembra difficile che l’adesione ai Brics possa essere fermata. Il nuovo presidente è stato votato dagli elettori principalmente per lasciarsi alle spalle una gestione che ha portato a ben tre crisi economiche un Paese con le risorse per poter competere con gli stati più ricchi del mondo.

Carlo Vedani
Carlo Vedanihttps://alicantocapital.com/
Collaboratore. Amministratore delegato di Alicanto Capital
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