“La sicurezza prima di tutto” così Giuseppe Vignali, direttore del Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano motiva la chiusura alle bici e anche durante la stagione invernale, a tutti, del ripristinato sentiero Decauville di Ligonchio (ex Cai 633 in Comune di Ventasso) che sorge sul tracciato della spettacolare ferrovia costruita a partire dal 1915, a servizio della costruzione della Centrale idroelettrica e dei bacini idroelettrici, tra Tarlanda – Presa Alta.

“È bene precisare – spiega il direttore – che ci troviamo dinnanzi a un percorso che, per quanto relativamente pianeggiante, non deriva da libero calpestio, ma si stratta di una ex tratta industriale che serviva a garantire l’accesso ai manufatti dei proprietari e gestori che, quindi, hanno una responsabilità maggiore a riguardo. Essendo il percorso caratterizzato da versanti scoscesi e dalla presenza di barriere di protezione da una parte e la scarpata di roccia dall’altra, la fruizione contemporanea di famiglie a piedi e utenti in bicicletta potrebbe creare situazioni di pericolo pur a fronte delle opere di messa in sicurezza attuate in questi mesi dal Parco nazionale. Sono questi stessi motivi a tutela della incolumità delle persone che, per altro, ci impongono di chiudere il sentiero durante la stagione invernale quando la caduta massi e la possibilità di neve e ghiaccio sono più elevate”. Nessun problema, però, a chi vuole cogliere la maestosità di questi luoghi in bici.

“Infatti – aggiunge Vignali – da Tarlanda a Presa Alta di Ligonchio è a disposizione una ulteriore strada parallela di particolare bellezza. È importante mantenere una varietà di opzioni per le persone di tutte le età e livelli di abilità. Nel nostro Parco sono disponibili 400 km di sentieri. Le uniche chiusure, a tutela delle incolumità delle persone, sono alla Pietra di Bismantova, sentieri particolarmente battuti e affollati, e i 2,5 km della Decauville Ligonchio. Le bici, pertanto, possono percorrere tutti gli altri sentieri”.

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