Ddl Zan? Anche grazie a Fedez ne sappiamo un po’ di più

Mi piace ascoltare la musica, non mi è mai piaciuto Fedez. Sono gusti, non ci si può far nulla.
Se devo essere sincero e dare la mia opinione su ciò che è successo all’ormai celeberrimo concertone del Primo Maggio sono felice di dare il mio sassolino al rapper italiano e adesso vi spiego perché.

Ci sono dei temi di cui sostanzialmente la politica non parla, e se lo fa, lo fa velatamente, delegando a movimenti e associazioni il peso di sensibilizzare più capillarmente le “masse”.
Oggi, chi riesce ad ottenere visibilità mediatica è quantomeno ascoltato, nel bene o nel male, questo lo decide ognuno – a carattere nazionale o locale – a seconda delle proprie inclinazioni.
Fedez ha voluto portare in prima serata, ad un evento seguito essenzialmente da giovani il problema del Ddl Zan.

Per chi ancora non ne avesse sentito parlare, brevemente, si tratterebbe di estendere i cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa, a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne o disabili. Ci sarebbero pene carcerarie da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza. A chi dovesse compiere discriminazioni omofobe, arriverebbe un’aggravante che aumenterebbe ancora la pena. Nel testo del Ddl è contenuta anche una clausola, la cosiddetta “salva idee”, che è tesa a salvaguardare la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché “le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee”.

Bene.
Se mi si dovesse chiedere se sono favorevole all’applicazione di queste leggi non esiterei a dare la mia approvazione. Credo che un paese nel 2021 abbia bisogno di una visione diversa delle tutele con cui prendersi cura dei propri i cittadini, senza alcuna distinzione. In un mondo reale – e virtuale – in cui i discorsi di odio sono ormai la quasi normalità, punire chi crede di fare il furbo (come Pio e Amedeo praticamente) è giusto, più che giusto.

Fedez aveva calcolato bene il momento per lanciare la sua vivace invettiva contro Lega e guerrafondai della civilizzazione, aveva scritto prima il testo, lo aveva sottoposto a diversa gente, aveva chiesto il parere e si era assicurato di non dire parole a vanvera. D’altronde le frasi di diversi esponenti leghisti lette davanti a milioni di italiani non necessitavano di un contesto, erano esse stesse il contesto su cui fare riflessioni, sulla democrazia, la tolleranza, l’intelligenza e tutte cose.

Ok, il primo maggio era la festa del lavoro e quindi? Deve essere tutto a tema lavoro? Dobbiamo fare 12 ore di cover di Working Class Hero di John Lennon? No, possiamo anche – Fedez docet -, prendere 5 minuti per porre l’attenzione su una cosa importante da far conoscere, su chi lo difende e chi lo osteggia e su chi, in modo terrificante, ha detto che brucerebbe suo figlio gay nel forno.

Sulla dietrologia dei detrattori non è giusto esprimersi, lascia il tempo che trova. Fedez ha fatto anche degli errori, quando aveva 20 anni, ha scritto dei testi discutibili, così come Matteo Salvini cantava, nel 2009, “Senti che puzza/scappano anche i cani: sono arrivati i napoletani. Sono colerosi, terremotati, con il sapone non vi siete mai lavati”. E poi a Napoli cerca i voti per un’Italia, nazionale e nazionalista. Ma questa è una cosa che possiamo tollerare, vero?

Personalmente, ingiuriato più volte da esponenti e ultras della Lega (“torna in Africa”, quando sono orgogliosamente nato altrove), di cui conservo tutti gli screenshot, state tranquilli, vorrei che del Ddl Zan si parlasse ancora di più. Fedez ha centrato il bersaglio. Fa una musica per me alquanto opinabile, ma il primo maggio 2021 ha detto delle verità incontrovertibili. Anche io andrei a prendere un caffè con lui – e la Ferragni – così come proposto dal Capitano, anzi il caffè lo offrirei e mi farei spiegare qualcosa in più sugli smalti, cosa che ignoro, ma che regalerei volentieri anche a chi li usa come termini di paragone in una dialettica stanca e piena di retorica.

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