Better safe than sorry: a La Spezia il progetto di prevenzione Covid rivolto ai cittadini di ogni nazionalità

“Better safe than sorry” è la versione inglese del nostro “prevenire è meglio che curare” un vecchio proverbio che, nella situazione attuale, sembra essere molto efficace nel descrivere le nostre scelte e le nostre azioni quotidiane, tutte volte al prevenire, informare, sensibilizzare per evitare che una situazione molto delicata possa peggiorare.

“Better safe than sorry” è infatti il nome del progetto di prevenzione e sensibilizzazione sulle misure di contenimento da Covid-19 che è partito lunedì 2 novembre alla Spezia e si protrarrà per due mesi. Il progetto sarà portato avanti dai mediatori interculturali della Cooperativa sociale Mondo Aperto, insieme ai volontari dell’associazione Senza Confini APS.
Il progetto prevede l’individuazione di alcuni punti nevralgici della città della Spezia in cui lo staff, debitamente formato sulle procedure sanitarie e i protocolli attivi, entrerà in contatto con i cittadini spiegando loro come comportarsi in questa delicata situazione sanitaria, informandoli sui servizi sanitari da contattare e sulle procedure da seguire in caso di sintomi o presunti sintomi, e offrendosi come punto riferimento in caso di bisogno per chiarire dubbi e tranquillizzare i cittadini.

“Il progetto ha il sostegno del Comune della Spezia e dell’Enel, due realtà che ringraziamo moltissimo per aver creduto nella nostra idea, e si pone l’obiettivo di sensibilizzare e informare tutte la popolazione residente sul territorio, anche quei cittadini stranieri che, privi di competenze linguistiche o digitali, non hanno accesso a un’informazione adeguata – spiega Florentina Stefanidhi, presidente di Mondo Aperto, che aggiunge – dobbiamo davvero ringraziare i numerosi ragazzi di nuova generazione che parteciperanno alle attività e che hanno contribuito a far crescere ed arricchire la nostra idea. Crediamo fortemente che in questo modo, attraverso una comunicazione corretta ed efficace e il coinvolgimento diretto delle persone si possa davvero aprire un dialogo con i cittadini e raggiungere dei risultati”.

Questo avverrà attraverso la distribuzione di volantini che saranno tradotti in varie lingue (arabo, bengalese, cinese, spagnolo, albanese, rumeno, ecc.) che conterranno i corretti comportamenti da adottare. La sensibilizzazione dei cittadini stranieri avverrà sia attraverso una mediazione linguistica sia attraverso una mediazione culturale soprattutto per quelle culture in cui il concetto occidentale di malattia e di cura non può essere dato per scontato.

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