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Ogni volta che uno spacciatore viene arrestato sotto casa nostra scattano in automatico due cose: l’indignazione e la caccia al colpevole (quasi sempre straniero). “Guarda come è ridotta la nostra città!”, “In galera e buttare via la chiave!”, “Tanto domani è già fuori”, e la classica ironia sulla nazionalità del malcapitato (in genere lappone, spesso baltica, talvolta “islandese”, figuriamoci). Tutto già visto e sentito, tutto già scritto sui social e nei bar, tutto inutile come indignarsi perché a gennaio fa freddo.
Perché se gli spacciatori sono sotto casa, è perché qualcuno sotto casa ci vive e quella roba la compra. È dura, lo so, ma dobbiamo guardare oltre le facili scorciatoie morali. La droga non la portano gli ufo né la cicogna: la portano quelli che rispondono a una richiesta precisa, locale, nostrana.
E attenzione: l’ultima ruota di questo circo criminale sono proprio i famosi “spaccini alla stazione di Bolo”(come canta Lucio Corsi), quelli che arrestano una sera sì e l’altra pure. Non che debbano essere giustificati, ovviamente: sono criminali e devono essere fermati, punto. Ma l’indignazione deve partire dal disegno grande, enorme, molto spesso italianissimo e radicato da generazioni.
Perché il problema della droga non è solo criminale, ma è anche e soprattutto economico. Pensiamo ai numeri, al fiume di soldi che attraversa ogni anno le nostre città e paesi. Con quei milioni di euro nascosti nelle tasche dei grandi narcotrafficanti, spesso “rispettabilissimi” uomini d’affari italiani (altro che islandesi o scandinavi), ci si potrebbero asfaltare non solo le strade principali, ma persino le salite più ripide che portano agli umili pollai dei nostri piccoli paesi di Lunigiana. E avanzerebbe pure qualcosa per mettere due lampioni nuovi e magari rattoppare qualche tetto.
Ogni grammo di droga venduta nelle piazze dei nostri paesi è un grammo di asfalto che non metteremo mai, una panchina che non ripareremo, una scuola che non finanzieremo, un ponte destinato a crollare. È un circolo che arricchisce pochissimi italiani che hanno cognomi ben noti alla guarda di finanza e alla DIA, radicati e rispettati, e impoverisce tutti gli altri: gli studenti, le famiglie, i pensionati, la comunità.
Quindi, prima di puntare il dito sempre e solo sullo spacciatore di turno (che va arrestato, nessuno lo nega), proviamo a puntarlo anche verso casa nostra, sui nostri amici e conoscenti, e soprattutto verso l’alto, là dove girano davvero i soldi. Perché è lì che l’indignazione avrebbe un senso, è lì che dovrebbe partire la nostra rabbia, la nostra protesta.
Altrimenti continueremo a litigare su Facebook, a ridere sarcastici della “nazionalità islandese” e a lasciar perdere quelli che ogni giorno, con il nostro silenzioso consenso, ci rubano asfalto, panchine e dignità.
🧪 Studenti e sostanze Il 30% degli studenti toscani tra i 15 e i 19 anni ha fatto uso di sostanze illegali almeno una volta nella vita. (Fonte: Regione Toscana – Osservatorio Epidemiologico)
💊 Boom di cocaina e droghe sintetiche A Firenze i sequestri di cocaina nel 2023 sono quadruplicati: da 12 kg a 63 kg. Le dosi di droghe sintetiche sequestrate sono passate da 1.500 a oltre 6.000. (Fonte: Prefettura di Firenze)
🏥 Ricoveri legati all’abuso di droghe La Toscana è al terzo posto in Italia per numero di ricoveri legati alla tossicodipendenza: oltre 1.100 in un anno, con una media di 3,1 persone dimesse al giorno. (Fonte: Ministero della Salute)
🧑⚕️ Età media del consumatore in aumento Sempre più casi tra over 35 e adulti insospettabili, soprattutto per uso di cocaina e psicofarmaci senza prescrizione. (Fonte: Ser.D. Toscana Nord Ovest)