Dopo la manifestazione del 4 luglio scorso nella quale centinaia di persone si sono date appuntamento su trenta delle principali vette apuane per ribadire la propria opposizione verso il modello estrattivo apuano, si è molto discusso delle dinamiche conflittuali che, in sporadici casi, si sono verificate.

Alcune critiche arrivate, anche tramite social, hanno spinto l’associazione che era tra le promotrici della manifestazione a prendere posizione.

Da Athamanta alcune considerazioni su quanto sta accadendo nel territorio: “Il conflitto che ci viene proposto è quello tra lavoratori e ambientalisti, tra la possibilità di avere un lavoro e quella di avere una vita sana in un ambiente salubre. Rifiutiamo nettamente questo punto di vista ed anzi lo indichiamo come espressione stessa dell’estrattivismo che vogliamo combattere”, afferma l’associazione nata per tutelare l’ambiente delle Alpi Apuane.

“Sosteniamo questo su due differenti piani: il primo è quello per cui i dati a nostra disposizione ci indicano come il modello vigente, pur nascondendosi dietro alla questione occupazionale, abbia più che decimato l’occupazione negli ultimi cinquant’anni a fronte di un escavato volato alle stelle, con le Apuane addirittura vendute in Borsa da ottobre 2020, accelerando la devastazione, ormai degenerata.

Il secondo è quello per cui la contraddizione lavoro – ambiente/salute ci presenta come impossibile la coesistenza della tutela del lavoro, dell’ambiente che viviamo e della nostra salute. Più che impossibile, quest’ultima opzione ci sembra necessaria ed urgente, visto il disastro ecologico, climatico, economico e sociale che ci troviamo a vivere sia sul piano locale che su quello globale”.

L’associazione conclude un appello a tutta la popolazione: “Vediamo chiara di fronte a noi la fine di questo sistema estrattivo, sappiamo che avverrà indipendentemente dal nostro attivismo e lo sanno bene anche le imprese del lapideo. Quello che ci chiediamo è come avverrà. Saranno gli stessi grandi industriali che sono responsabili di questa situazione a decidere le sorti del territorio? O sarà invece la popolazione capace di incontrarsi, confrontarsi e rivendicare il potere decisionale che le spetta? Noi optiamo per la seconda, e chiediamo a chi lavora nella filiera del marmo di porsi questo stesso quesito, di guardare i propri figli e nipoti e di darsi una risposta. Nel frattempo continueremo a lottare, auspicando di farlo insieme, per una transizione giusta e decisa dal basso al fianco di lavoratori e lavoratrici, del lapideo e non”.

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