Le Borse hanno iniziato il 2026 proseguendo il trend positivo, nonostante l’attacco americano in Venezuela. Il fenomeno mostra ancora una volta che – come abbiamo già detto – i listini hanno sviluppato anticorpi molto forti contro le pesanti incertezze causate da turbolenze, geopolitiche e non. Ciò non significa che non si debba rimanere in guardia dai rischi di nuove crisi sullo scacchiere mondiale. Per ora si può prevedere un mercato 2026 costruttivo e in crescita – anche se più volatile. Sembrerebbe affermarsi una tendenza alla maggior omogeneità fra i vari comparti: mentre il 2025 è stato spesso caratterizzato da periodi di marcata rotazione settoriale, ora sembra più probabile che gli indici borsistici si muovano un po’ più all’unisono. Il 2025 ha visto una prevalenza dei mercati europei, mentre quest’anno a trainare la crescita potrebbero gli Stati Uniti. Entrambe le Borse dovrebbero fare bene, come il Nikkei, che ha le potenzialità per reagire positivamente alla politica di moderato rialzo dei tassi decisa dalla banca centrale. La strategia valutaria vedrà invece gli Stati Uniti impegnati ad ammorbidire nuovamente la stretta monetaria, mentre ci si aspetta immobilismo da parte della Bce. Un’incognita prevista è quella legata al ciclo elettorale americano, specialmente se, come sembra, il Congresso rafforzerà una maggioranza di segno opposto a quella dell’amministrazione in carica. Incerto il futuro borsistico delle aziende tecnologiche: gli investimenti di centinaia di miliardi di dollari rendono indispensabile un ritorno economico adeguato. Il quadro è aperto: dalla possibilità di nuovi massimi al rischio bolla. Un’altra incognita è rappresentata dai titoli finanziari, che l’anno scorso hanno spinto le Borse di Milano e di Madrid sul tetto d’Europa. Il 2026 di queste azioni potrebbe rivelarsi più tranquillo, riservando magari qualche soddisfazione a chi investirà su selezionati titoli bancari. Hanno invece tutte le potenzialità per crescere ancora i titoli collegati ai metalli preziosi: attualmente c’è molta volatilità sull’argento, ma sembra scontato un grafico in forte crescita. Anche l’oro è in grado ti toccare nuovi massimi. Per questo, sembra corretto mantenere i titoli dei metalli preziosi, iniziando magari a investire anche sul settore automobilistico europeo, penalizzato dal green deal negli ultimi tre anni e ora, con il dietrofront della Commissione Ue, protagonista di un ritorno. Per quanto riguarda l’obbligazionari, i Treasury americani sembrano mantenere rendimenti interessanti, ma risentono di un rischio di cambio molto forte, e non sono quindi remunerativi come sembrano. I bond governativi garantiscono sicurezza, ma non grandi risultati, al contrario delle obbligazioni corporate che promettono performance inizialmente superiori a quelle dei titoli di Stato.
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