venerdì 7 Ottobre 2022

Sentenza Farmoplant, Confartigianato: "Inizia nuova epoca, bonifiche subito, far pagare i colpevoli"

“Hanno cambiato nome e identità. Hanno provato a confondere le carte in tavola. Le tracce sono state smantellate e fatte sparire. Ma la pistola fumante è sempre rimasta lì: nei terreni e nelle acque di falda. Brucia ancora dall’esplosione del luglio 1988, dalla nuvole nera che si era sollevata dalla Farmoplant. Ha ancora l’odore del Rogor, sa ancora di veleni. E adesso, dopo almeno 20 anni di attesa, abbiamo finalmente la sentenza del Tar di Firenze che associa la pistola a un colpevole: Edison, erede di Farmoplant e Montedison. E’ colpevole, seppur forse corresponsabile insieme ad altri soggetti, dell’inquinamento della falda della zona industriale apuana. Oggi per la nostra provincia deve iniziare una nuova epoca: su questa sentenza dobbiamo far convergere tutti gli sforzi delle istituzioni per iniziare le bonifiche e ottenere, finalmente, un vero risarcimento per il danno subito”. È il presidente di Confartigianato Massa Carrara, Sergio Chericoni, a interpretare gli sviluppi della storica sentenza del Tribunale amministrativo di Firenze che nei giorni scorsi ha respinto il ricorso presentato da Edison contro la nota del 2018 del Ministero dell’Ambiente che imponeva alla società di presentare un progetto di bonifica della falda.
“Al di là del possibile appello al Consiglio di Stato da parte di Edison, dalla sentenza emergono aspetti cruciali per la storia del nostro territorio e per gli sviluppi futuri. I consulenti tecnici d’ufficio e di parte coinvolti nella causa hanno prodotto migliaia di pagine per arrivare a capire se l’inquinamento della falda a monte e a valle del sito ex Farmoplant fosse riconducibile all’attività dell’azienda – sottolinea il presidente della Confartigianato apuana -. E i giudici sono arrivati a conclusioni storiche: esiste un nesso causale tra l’attività svolta dalla Farmoplant e la presenza di inquinanti nella zona, anche se non è esclusa la responsabilità di altre imprese; Edison è erede di Farmoplant e Montedison, nonostante i tanti cambi societari; l’inquinamento ambientale crea danni permanenti che perdurano fino a che non sono rimosse le cause e quindi l’applicazione della legge può essere retroattiva sui responsabili”.
Valutazioni che ora devono smuovere l’immobilismo amministrativo: “È il momento di cambiare passo. Lasciamoci alle spalle errori e divisioni. L’obiettivo deve essere unico a tutti i livelli istituzionali: i Comuni, con Regione, Sogesid e Ministero dell’ambiente chiudano al più presto lo studio della falda, ormai iniziato nell’autunno del 2018, così da avere un quadro esatto della contaminazione e dei flussi delle acque sotterranee, e rendano pubblico il prima possibile il progetto unitario di bonifica della falda, visto che la seconda revisione è già stata consegnata a settembre. Al tempo stesso – prosegue Chericoni -, la Regione attivi la procedura amministrativa di individuazione dei responsabili della contaminazione: è l’elemento chiave per andare poi a battere cassa dai colpevoli perché una sola sentenza del Tar non basta. E sarà un atto che certamente provocherà ulteriori ricorsi. Quindi muoversi in fretta diventa la parola d’ordine. Al Ministero dell’Ambiente chiediamo invece se sia possibile avviare una causa civile contro Edison per ottenere i danni da disastro ambientale, così come fatto recentemente per Bussi sul Tirino. Dopo 32 anni questa terra merita non solo giustizia ma soprattutto di riavere dignità: bonifiche, salute, rilancio economico e lavoro bloccati da decenni di veleni, inerzia e silenzi. Potrebbe essere l’ultima occasione: non sprechiamola”.

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