Dōbutsu no Mori (Animal Crossing) è un videogioco Nintendo che ha avuto molta fortuna negli ultimi vent’anni. Il giocatore è un umano che si trova in un villaggio rurale abitato da animali antropomorfi. Qui può passare il tempo collezionando oggetti, piantando alberi, fiori, parlare con gli altri abitanti, seguendo le fasi del giorno e delle stagioni. Non è molto lontano dalla concezione che molti sembrano avere della Lunigiana.
Ora, teniamo presente il videogioco giapponese e analizziamo una semplicissima situazione: l’arrivo del Mc Donald’s ad Aulla. Lo shock provocato negli abitanti puristi è enorme, tanto che si grida alla catastrofe con l’ormai consueto invito al boicottaggio del “cibo spazzatura” per sostenere solo e soltanto il “prodotto lunigianese”.
In realtà – almeno per il momento – andare a mangiare una volta ogni tanto il vile panino americano non cancella automaticamente il diritto costituzionale ad assaggiare la settimana dopo un testarolo o una focaccetta. Insomma, se guardiamo una commedia su Netflix non tradiamo per forza il cinema di Abbas Kiarostami, se ascoltiamo i Daft Punk non insultiamo per forza Bach, se indossiamo una t-shirt di H&M con scritto “Nirvana”, non per forza mettiamo in crisi una sartoria italiana.
Quanto alla “spazzatura”, beh se un panino artigianale, una piadina o chissà cos’altro seppur italianissimo sono fritti nel grasso del 1997, fatti con carne scongelata e ricongelata più volte, serviti da uno chef che – con la sigaretta in mano – ti chiede “con cipolla o senza?”, beh a questo punto non so voi ma preferisco ben altro.

Ma andiamo alla questione forse più spinosa: se Mc Donald’s apre ad Aulla i ristoranti lunigianesi chiudono? La risposta, glaciale, è: no. C’è solamente un posto in più in cui tutti gli abitanti possono andare. Oltretutto dietro alla frase di voler salvaguardare per forza un prodotto c’è un malcelato classismo travestito da etica, del tipo: “Soltanto i poveretti mangiano al Mc, io sono moralmente superiore e mangio solo presidi Slow Food“. Insomma si ripete il magico schema del benestante che fa il radical chic, il precario che mangia dove costa meno perché con 900 Euro al mese non si può permettere altro e si sente anche dire: “Dovresti mangiare solo bio, locale e sostenibile”. E poi magari anche comprare l’elicottero elettrico per andare a lavorare in fabbrica.
Chi sono i competitor del Mc Donald’s? Di certo non le trattorie locali, ma una cosa sola: il tempo. Chi va a prendersi un Big Mac dal pagliaccio Ronald ha 20 minuti e non 3 ore, ha 10 euro e non 40, gli interessa mangiare in fretta e non fare una “esperienza gastronomica”. Si tratta di avventori che hanno appena finito la scuola, hanno una pausa per poi tornare al lavoro, sono in viaggio, sono stanchi, hanno pochi spicci in tasca. Chi va al ristorante invece lo fa con estrema calma, si mette d’accordo con amici o parenti o colleghi di lavoro, mangia lentamente, discute, digerisce domani.
Ed ecco che ritorna anche il paragone con Dōbutsu no Mori, la Lunigiana sembra per molti un videogioco dove ci sono mucche felici, campi sempre verdi, pane fatto in casa, energia elettrica gratis, nessuno che cerca un lavoro, tutti che saltano allegri, il sindaco è un tasso, per vivere ci si scambia miele o marmellate, come un presepe in 3d. In realtà, se vogliamo rimanere nel tema videoludico, la Lunigiana è più una SimCity in modalità hard con budget risicato, edifici abbandonati, popolazione sempre al ribasso, felicità a momenti.
Tiriamo le somme? Mc Donald’s non è il posto in cui vai quando ami il cibo, ci vai perché hai poco tempo e vuoi spendere poco, è un non-luogo in cui bambini si arrampicano sui muri, ci sono colori allucinanti, rumori e musica che non invitano al dialogo, dopo 20 minuti devi uscire perché ti gira la testa, senti l’odore di panini addosso, è un luogo rumoroso, caotico, colorato, appena finito di divorare il tuo pasto vuoi respirare.
In Dōbutsu no Mori puoi dire a un bambino: “Oggi impariamo a fare il pane col lievito madre”, “Domani seminiamo l’insalata”, “Mercoledì barattiamo le uova con il vicino e prendiamo formaggio etico”. Nella realtà un cucciolo d’uomo ha fame adesso e non dopo una lievitazione di 24 ore, la mamma lavora fino alle 18, il babbo è in coda sulle Lame di Aulla, l’insalata non cresce premendo X2. Chi oggi fa ancora l’impietoso confronto tra Big Mac e testaroli sta fuori del mondo perché confonde uno stile di vita ideale con una reale. Non si tratta di salvatori o nemici della tradizione gastronomica lunigianese, il Mc Donald’s è soltanto un servizio in più, trattare l’argomento come una battaglia ideologica sa molto più di aria fritta di un Crispy Mc Bacon.
