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“Il 22 maggio scorso si è svolto un consiglio comunale in cui ho formalizzato un emendamento per garantire ai Cittadini di Filattiera, commercianti e titolari di partita iva aiuti e sgravi per circa 30.000 euro disponibili nelle casse del comune grazie alla rinegoziazione dei mutui”, a parlare è Giovanni Longinotti, ex vicesindaco del comune guidato da Annalisa Folloni.
“Purtroppo l’emendamento non è stato nemmeno posto in discussione perché considerato troppo particolareggiato”.
“Ritenendo che gli interessi dei miei concittadini siano al di sopra delle considerazioni di carattere personale il 4 giugno ho depositato al protocollo una proposta di delibera di consiglio comunale in merito all’emendamento presentato ma non discusso, nella quale specificavo dettagliatamente gli aiuti che sarebbero stati da erogare alle persone colpite finanziariamente dalla pandemia nelle seguenti modalità:
“Il 16 giugno è stato convocato un incontro definito “molto democratico” – prosegue Longinotti -, tra maggioranza e minoranza per discutere le proposte in merio alla materia che ho dettagliato e perciò sono lieto che, successivamente al mio deposito al protocollo, il Sindaco si sia attivato, seppure con un inusitato percorso grossolano e amministrativamente approssimativo, per adottare provvedimenti parziali sulla base delle mie indicazioni anche se gli aiuti individuati risultano, oggettivamente insufficienti”.
“Alla mia richiesta di istituire un fondo comunale a sostegno delle famiglie, il sindaco sosteneva che fosse già in essere grazie a un prelievo fissato durante l’amministrazione Mori della quale ho fatto parte. Il fondo deriva dalla bollettazione del metano e che ammonta oggi a € 72.000 circa accantonati e mai utilizzati dall’amministrazione Folloni né nel periodo 2014/19 né negli ultimi drammatici mesi”.
“Mi chiedo come abbia esercitato la delega al Bilancio (che tutt’ora detiene) un Sindaco che non si è accorto, per anni, di un tesoretto a disposizione dei cittadini e mai speso ma miracolosamente apparso in un momento di difficoltà politica”.
“È lecito domandarsi se sia stato corretto revocare, per ipotetiche e mai dimostrate “responsabilità”, le deleghe a un assessore mentre non si pensa alle responsabilità evidenti dimostrate dal Sindaco che scopre con sospetto tempismo che il comune dispone, con sospetto tempismo, di risorse da destinare alle famiglie in un momento drammatico.
Ritengo che sarebbe corretto se il Sindaco, disponendo oltre che della delega al bilancio anche di altre numerose prerogative, focalizzasse l’attenzione sulla necessità di mettere in campo un’azione più incisiva a supporto dei lavoratori autonomi e dei dipendenti in cassa integrazione”.
“Concludo ricordando all’intera Amministrazione che nel territorio comunale non esistono solo i commercianti, ma vive, e affronta gravi difficoltà, un popolo di partite iva costituito da agenti rappresentanti, da una grande tradizione di lavoratori ambulanti, e figure professionali e micro imprese edili che stanno soffrendo ed hanno sofferto per il COVID.
Mi chiedo perciò: dov’è finito il Sindaco che si proclamava paladino dei più deboli e dei più disagiati? Dove si trovi esattamente, alla prova dei fatti, il sindaco che fondava la propria idea di società nello spirito di eguaglianza per tutti?
A tutte queste domande il sindaco omnisciente, in virtù della quantità di deleghe che esercita, dovrebbe essere in grado di dare una risposta concreta e non banale che i Cittadini attendono”.