La guerra prosegue, il petrolio vola e i problemi legati al transito dallo Stretto di Hormuz sono ancora irrisolti. Tuttavia, le Borse hanno ormai fermato il trend in ripida discesa che aveva caratterizzato i primi giorni del conflitto, reagendo tutto sommato meglio del previsto. I listini americani sono su livelli pre-bellici, quelli europei e asiatici stanno cercando di consolidarsi e provano qualche rimbalzo. Due elementi saranno decisivi: la durata della guerra e la situazione dello Stretto di Hormuz. Un collo di bottiglia finora chiuso per alcuni Paesi e aperto per altri – primo tra tutti, la Cina. Se la guerra dovesse terminare in breve tempo potremmo assistere a un ritorno alla normalità e a un rapido recupero degli indici. In caso di sblocco di Hormuz manu militari potrebbe invece subentrare una forte crisi borsistica provvisoria. Tutte le situazioni sottintendono una strategia, che però al momento non appare chiara.
Donald Trump dà l’impressione di trovarsi completamente impantanato, e il prezzo della benzina a 6 dollari al gallone, considerato altissimo negli Stati Uniti, non è un buon viatico per le prossime consultazioni di mid term. Prevedere gli sviluppi della guerra, la sua lunghezza e il suo influsso sulle Borse nel prossimo futuro è molto difficile. Analizzando l’andamento dell’indice Msci World dal 1 gennaio 1999, si vede che, nonostante si siano verificate diverse crisi, è cresciuto in media dell’11,5% l’anno. Ogni storno, per quanto significativo, viene prima o poi digerito. Per questo motivo, se si hanno i mezzi per sostenere l’investimento, è bene reagire alle fasi orso con sangue freddo. Piazza Affari si trova di poco sotto all’apertura del 2 gennaio 2026, ma con una grande dispersione di rendimenti. Il settore industriale legato al cemento ha perso molto – per fare un esempio, WeBuild è calato del 35%, nonostante sia tuttora pieno di commesse. Anche le banche hanno pagato dazio, lasciando sul terreno circa il 15%. Dall’altro lato, le azioni di società produttrici di armi e i titoli petroliferi sono arrivati ai massimi, e quelli legate a tecnologia e innovazione hanno mostrato ottime performance. E’ consigliabile rimanere attenti alle dinamiche settoriali: a medio termine le banche hanno tutta la potenzialità per recuperare. Per contro, attenzione ai petroliferi, che a fine guerra scenderanno.
A proposito di banche, Unicredit è tornato sul dossier Commerzbank, lanciando un’ops volontaria sull’istituto tedesco. Ritorna dunque il risiko bancario, con una sfida che mira a creare un confronto con Commerzbank e a superare lo scetticismo del governo tedesco, contrario a operazioni ostili. Sul fronte assicurativo, Generali sta valutando l’opportunità di sostituire Axa nella partnership di bancassurance con Mps. La mossa di Philippe Donnet potrebbe essere favorita dalla posizione di Montepaschi, che attraverso Mediobanca è il primo azionista del Leone di Trieste.